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  Oratorio di San Antonio a Casella, comune di Casella  
  Risalendo per via De Negri,  contornata dalle case che presentano ormai solo una traccia della decorazione pittorica d'inizio secolo, si giunge al piazzale della chiesa di Santo Stefano, ombreggiato dai grandi ippocastani; subito a sinistra si nota la massiccia e allungata forma dell'Oratorio di S. Antonio Abate, la cui prima pietra fu posta l'11 maggio 1556; all'esterno piuttosto spoglio e tutto sommato anonimo, corrisponde un interno caldo e raccolto, con il pavimento in cotto e le "banche" in castagno su cui sedevano i confratelli nelle loro adunate di preghiera e di discussione di opere caritatevoli.
Numerosi i ricordi e pure gli oggetti di questo luogo  tanto caro ai casellesi: i secolari "stampi" per le Focacce di S. Antonio (vendute anche ai giorni nostri, il giorno 17 gennaio e la domenica successiva a questa data), l'urna per l'elezione del Priore, i settecenteschi piatti in peltro per la raccolta delle offerte, le mazze pastorali dei santi Antonio e Stefano in argento lavorato, i "tabarrini" in velluto cremisi, i grandi Cristi processionali e tante altre reliquie del tempo andato. Questa stampa, risalente al 1895, si conservava nella antica osteria del Camugin, un tempo recapito postale della confraternita. Sant'Antonio è raffigurato attorniato da un nugolo di bestie, di cui divenne protettore per l'errata interpretazione dell'immagine del maialino che compare ai piedi del Santo.
La semplicità del popolo portò ad intendere il maialino come simbolo di tutti gli animali domestici, escludendo, invece, l'accezione più dotta dell'immagine equivalente al demonio.
"El dì di S. Antonio speseno in grano per le fogazze L. 8.5"  scriveva prete Domenico da Dovadola nel 1576. e' questa la più antica testimonianza dell'usanza delle focacce di S. Antonio Abate, una sorta di pane azzimo spolverato con il safaran, che veniva commissionato ai fornai locali per essere benedetto e distribuito il 17 gennaio ai confratelli che si recavano in Casassa per fare benedire le bestie e per rinnovare l'iscrizione alla confraternita. Ancora oggi, le focacce vengono impresse durante la cottura con lo stampo in legno su cui è incisa l'immagine di S. Antonio Abate. Nei tempi andati, esse venivano appese alle porte delle stalle o addirittura fatte mangiare alle bestie, affinché la benedizione del Santo le proteggesse dalle malattie. Oggi, la focaccetta compare nelle case di ogni buon casellese a protezione delle mura domestiche.
 
 
I Cristi processionali sono gli autentici simboli delle confraternite.
Un tempo le croci erano portate in processione spoglie e disadorne. Solo in un secondo tempo si iniziò ad ingentilire con delle composizioni floreali le estremità dei bracci della croce, i canti. Crescendo l'importanza delle confraternite, ai canti di fiori freschi vennero sostituiti canti raffiguranti fiori in argento e in oro, in molti casi autentiche opere d'arte. La confraternita di S. Antonio Abatepossiede due Cristi. Il più antico, risalente probabilmente al Settecento, il cosiddetto Cristo Bianco pesa oltre 70 kg ed ha finissimi canti in puro argento.
Il secondo è il Cristo moro, che pesa circa 1 quintale ed è dotato di canti argentati e dorati.
La "divisa" del confratello dell'Oratorio di Casella (sotto) prevede: un camice, detto "cappa", di colore bianco, stretto ai fianchi con un cordone pure bianco; una mantellina chiamata "tabarrino", in velluto rosso cremisi, bordata di gallone dorato.
Le diverse decorazioni e i colori del velluto del "tabarrino" indicano le gerarchie che regolano la confraternita: il "tabarrino" marrone con una semplice bordatura dorata è destinato ai portatori di Cristo.
Uguali a questi ma con applicata l'immagine in argento di Sant'Antonio sono le due mantelline indossate dai confratelli che aprono le processioni. Quelli in velluto cremisi più fine e con una doppia bordatura dorata sono assegnati ai confratelli facenti parte del "Consiglio dei 12".  I due tabarrini in velluto cremisi decorati con grandi spighe dorate sono attribuiti al Priore e al vice-Priore. Completava il tutto il "mandillo" (fazzoletto) dei portatori di Cristo e il cappuccio indossato (un tempo) solo in particolari occasioni. La mazza pastorale raffigurante Sant'Antonio Abate, impugnata da questo esemplare confratello (a lato) , è in argento sbalzato e cesellato e risale alla metà dell'Ottocento. La confraternita è regolata da un proprio Statuto, di recente redazione, che prevede la costituzione di un Consiglio di 12 Confratelli, al cui capo stanno un Priore assistito da un vice-Priore. Il loro mandato è triennale e le elezioni, come antica consuetudine, si tengono nella festività delle Pentecoste.
 
 
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