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  Chiesa di ROSSO, comune di Davagna  
 

ROSSO - S. STEFANO
Rosso di Davagna (GE) - (P.T. 16020 Meco (GE) - Tel. 90.02.05

CENNI STORICI:

La sua chiesa risulta esistente prima del 1198; infatti il 17 settembre di detto anno il suo rettore, prete Giovanni, riceveva in donazione una terra per disposizione testamentaria di una Gisla di fu Alda da Bonavero.
Nel 1272 la piccola comunità volle darsi un minuscolo campanile del quale il 12 febbraio dell'anno stesso affido l'esecuzione a maestro Giacomo de Suripa di Rosso. Il campanile che staglia ora sulla vallata, nonostante l'antichità, non risale indubbiamente al XIII secolo; è munito di orologio da torre e di quattro campane.
La chiesa attuale, rifacimento del sec. XVI, è ad unica navata, con sette altari, dei quali quattro in marmo; pi- pregevole l'altar maggiore che è del Seicento.
Tra i suoi dipinti di valore possiede un quadro di S. Stefano che è attribuito a Giovanni Cambiaso e una tavola di S. Stefano con altre figure di santi che Federico Alizeri dichiara opera pregiata di Bernardino Fazolo dell'anno 1520 a lui commissionata dalla comunità di Rosso.
La parrocchia di Rosso fu promossa alla dignità di Vicariato e di arcipretura dall'arcivescovo di Genova, Mons. G.B. Spinola il 19 aprile 1674.
La chiesa pero a causa di assestamenti collinari corse due volte il rischio di cadere in rovina.
Fu salvata la prima volta con profonde e poderose rifondazioni sotto la geniale direzione del famoso curato, don G.B. Piccardo, detto il prete dei campanili e la seconda volta mediante l'impegno costante, generoso e irriducibile dell'attuale arciprete don Amelio Roncallo, al quale l'edificio deve la sua seconda rifondazione salvatrice.
Dal 1731 la parrocchia celebra come festa principale S. Antonio da Padova che l'arciprete di allora don Domenico Maragliano ottenne che fosse dichiarato patrono.
I registri anagrafici della parrocchia cominciano dal 1588.

BIBLIOGRAFIA

A.F. 699 - 700. Rem. reg. X, pp. 82 - 94. D.C. 437.
F. Alizeri, Sezione di belle arti, 28 marzo in "Giornale Ligustico" 1874, p. 306/
Amedeo Pescio, Le attrattive di un paese che non ne ha, Rosso, in "Liguria illustrata" settembre 1913, pp. 547 - 560. Cesare Carossino, Appunti d'arte, p. 54, ms. Arch. della Cancelleria Curia Arcivescovile.
E' doveroso ricordare che Mons. Piccardo anche fuori di Rosso salvo alcuni campanili; ecco le voci della stampa.
A.C. Come don Piccardo è riuscito a raddrizzare il campanile pericolante della chiesa di Moranego, in "Il Secolo XIX" del 6 dicembre 1929.
Il campanile raddrizzato a S. Stefano d'Aveto in "Il Nuovo Cittadino" del 9 settembre 1931, p. 5.
Altro campanile raddrizzato da don Piccardo a San Rocco di Guastalla il 17 ottobre 1931 ore 14.10 in "La S.R." del 25 ottobre 1931.
S.D.S. Il campanile di Mongiardino ligure salvato dal geniale intervento di don Piccardo, in "Il Secolo XIX" del 15 maggio 1934, p. 4.
A.S.G. not. Francesco M. Assereto, fz. &", sc. 1298, fo. 52: mercoledì 23 luglio 1755 Agostino Grimaldi fu Silvestro, propietario della cappella di S. Nicola di Ercogna, intercede presso l'Arcivescovo perchè tolga l'interdetto alla cappella; la popolazione si pagherà un cappellano. Si noti la grafia della località: Ercogna.

 
 
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