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  ... castello dei Fieschi, comune di Montoggio  
  Sull’altura che sovrasta il centro del paese, rimangono i ruderi del castello, noto per aver rappresentato l’ultimo tragico capitolo della congiura dei Fieschi nel 1547. In esso si era rifugiato, dopo la morte di Gianluigi ed il fallimento della congiura, il conte Gerolamo con i suoi sostenitori. Il maniero, che un antico documento dice dotato di un vero e proprio arsenale avrebbe dovuto assicurare protezione ai superstiti della famiglia, ma così non fu, poiché la vendetta dei Doria, appoggiati dalla Spagna, fu tremenda. Il castello, dopo la resa, fu minato e fatto saltare. I ribelli furono giustiziati nella vicina Cappella di San Rocco.

Il castello di Montoggio: com'era al suo interno nel XV secolo
E' da poco uscito un volume edito dal Centro Culturale "Peppo Dachà" e dal Comune di Montoggio; il libro, dal titolo "Il castello di Montoggio; vita quotidiana in un castello ligure tra XV e XVI secolo" è stato scritto da Daniele Calcagno e si pone l'obiettivo di ricostruire a grandi linee la storia e più minuziosamente gli interni del castello di Montoggio. Oggi non c'è più questa possente costruzione a dominare il paese; nel 1547 fu abbattuto e oggi non restano che i ruderi, nascosti dalla vegetazione. Il sentiero arriva in vista della spianata e sale bruscamente, passando tra due alberi che hanno oggi la funzione di stipiti della porta d'accesso; si accede quindi a quella che era la piazza d'armi , oggi invasa da detriti e da piante. Quello che rimane ben visibile del castello è il corpo centrale, un quadrilatero che doveva avere almeno due torri lungo il perimetro (rivolte verso il paese) e una torre centrale che probabilmente faceva parte della struttura più antica. Dal lato dello Scrivia il pendio è molto scosceso; il castello dominava proprio questo versante, controllando il tracciato dell'antica strada di fondovalle, diversa da quella odierna. Si può dire che il castello abbia assunto la sua fisionomia definitiva verso la fine del XV secolo; per ricostruire la struttura e quanto ciascuna stanza conteneva, gli autori si sono affidati all'inventario, riportato in fondo al volume e tratto da un testo di A. Manno, "Arredi ed armi di Sinibaldo Fieschi da un inventario del MDXXXII con avvertenza e glossario". Il centro degli scambi commerciali e della vita del castello, dall'attività giudiziaria alla vita sociale, era la piazza d'armi, sulla quale si affacciavano i locali di servizio e la stalla. Sul lato corto della piazza d'armi si innalzava la "cittadella", un quadrato di circa trenta metri per lato, su due piani; sopra si innalzavano la torre e i due torrioni, questi ultimi collegati fra loro da un corridoio coperto sopra il quale erano poste le artiglierie pesanti. Il pianterreno del corpo abitativo era occupato dai servizi ed era diviso in due aree, una destinata ad ospitare le derrate alimentari e l'altra riservata alla preparazione dei cibi; nella prima zona troviamo la cantina, dotata di una cisterna per l'acqua e destinata ad ospitare anche botti e barili e la dispensa, dove si conservava la farina e dove esisteva un "capsione grande da farina" dotato di tre cassetti che permettevano di dividere le differenti qualità di farina. Nella seconda zona c'erano invece il forno e la cucina. Il forno era dotato di una madia per l'impasto, quattro tavole per fare il pane, teli, setacci e un paiolo grande; il forno veniva chiuso con un coperchio posto davanti alla bocca e per infornare e sfornare il pane si usavano due pale di legno. La cucina era molto grande e, osservando l'inventario, doveva essere molto ben fornita: piatti, secchi, biancheria da tavola e da letto, vestiti (alcuni, dimessi, erano ceduti dai signori al personale di servizio), argenti e tutto il necessario per la celebrazione della messa (quella che viene definita "cappella" non indica lo "spazio" dedicato alle celebrazioni religiose ma è il termine sotto il quale si raccolgono tutti gli arredi e i paramenti sacri. Sembra che il castello di Montoggio non possedesse nessuna cappella al suo interno). Vi si conservavano inoltre le bardature e i finimenti per i cavalli e i muli, arredi quali una spalliera da letto, una zanzariera di seta verde e arredi minori come letti, cortine, cuscini, tappeti, oltre a molti argenti.Salendo al piano superiore del castello di Montaggio si trovavano tredici ambienti raccolti intorno al salone, fulcro della vita del castello; al centro di questa grande stanza c'era un grande camino con alari di ferro e armi alle pareti. Dall'inventario sembra che il salone avesse la funzione di armeria, dal momento che conteneva un parco di artiglieria e il necessario per equipaggiare un reparto: archibugi, balestre, alabarde, lance, munizioni e tutto il necessario per fonderle, polvere da sparo, vari utensili, spade, smerigli (lo smeriglio è un piccolo pezzo di artiglieria da campagna), mortai. Sembra tuttavia che il salone coprisse anche la funzione di luogo per lo svolgimento dei banchetti; infatti sempre nell'inventario sono citate una tavola per appoggiare le stoviglie e una cassa che conteneva il necessario per l'allestimento di un pranzo. Quindi, una volta sgomberato almeno in parte delle armi, il salone ospitava anche i banchetti ufficiali. L'anticamera univa la parte "pubblica" del primo piano del castello (il salone appunto) alla parte riservata, quella che ospitava le camere da letto. C'era forse una scala interna che la collegava al piano inferiore e un camino di dimensioni più piccole rispetto a quello del salone, mentre l'arredo era semplice e funzionale. Proseguendo nell'ala riservata troviamo due camere arredate in modo identico, in maniera sobria e riscaldate da un camino. Di seguito si trovavano le tre camere della famiglia, anch'esse arredate in modo essenziale, la cancelleria e il tinello; quest'ultimo era probabilmente il luogo più vissuto dell'ala, fungeva da soggiorno ma anche da sala da pranzo riservata al signore del castello ed era il luogo di passaggio del personale di servizio che si spostava da una camera all'altra. Dal tinello si passava quindi alla cosiddetta "camera de loize", una stanza che doveva contenere una loggia o una finestra con bifora o trifora; poteva essere questa la stanza nella quale venivano discusse ed emesse le sentenze. Sempre a questo piano si trovavano la camera del castellano, anche questa arredata sobriamente, la camera del signore che, a seconda delle necessità, veniva tappezzata con le stoffe del castello o con tappezzerie portate da Genova e la cosiddetta "camera nova" che immetteva a sua volta nella "torre de mezo" e in alcuni periodi dell'anno veniva adibita a cappella. Da quest'ultima stanza si poteva salire al primo piano della torre di mezzo, a sua volta suddiviso in due ambienti, uno più vasto dell'altro. Il più piccolo era costituito da una stanza da bagno piuttosto raccolta, quello più ampio invece permetteva l'accesso al secondo piano della torre de mezo, in una stanza dotata di camino ma probabilmente utilizzata come deposito, vista la disomogeneità del materiale che vi si conservava, come citato dall'inventario. Da questo piano si poteva accedere ai torrioni, collegati tra loro da un corridoio esterno praticabile, nel quale era posizionata l'artiglieria maggiore composta da due cannoni, uno dei quali su ruote, una colubrina e una mezza colubrina. Ai due torrioni collegati se ne doveva aggiungere un terzo, quello di San Rocco, completamente distrutto: fu quello dove venne aperta la breccia che diede la svolta all'assedio del 1547.
Pubblicato su Accademia Ligure di Scienze e lettere, Collana di monografie vol. XIV Genova 2001 pag. da 38 a 51 Atti del Convegno - Montoggio 30 agosto1997 Autore dell'articolo architetto Flavio Oliva
 
 
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