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  Un originale di Silvio Pellico nell'Archivio Storico di Busalla  
  "Il conte di Druent maritando sua figlia al marchese di Barolo diede un ballo che fu onorato dalla presenza del Sovrano (Vittoria Amedeo II.) [sic].
La festa fu turbata dall’apparenza di un grave pericolo: lo scalone era mal sostenuto e precipitò. Nessuno perì, ma lo spavento fu grande, s’invocarono mezzi di fuga ed il palazzo fu sgombro. In cotanto scompiglio la sposa perdette una collana di perle, non sua, ma
imprestatale, siccome allora usavano, dalla Regina; questa collana fu poi ritovata sotto un frantume della scala.
Il palazzo Druent, ora Barolo, ebbe come architetto... Più tardi fu ristorato dal conte Alfieri".
Durante il lavoro di riordino e catalogazione dell’Archivio Storico del Comune di Busalla svolto nel 1971, Mauro Valerio Pastorino e G. Battista Badino hanno trovato questo documento di grande importanza e valore storico; si tratta di una lettera manoscritta su carta piuttosto scadente, ma in generale in discreto stato di conservazione, che porta a conclusione l’annotazione seguente:
"Memoria di Silvio Pellico al cav. Cibrario per la Storia di Torino". Il testo è riportato su un solo lato del foglio che si presenta ingiallito e con piccole macchie; inoltre è possibile vedere nel quadrante inferiore tracce di altre scritture, dovute probabilmente alla sovrapposizione di un altro foglio non del tutto asciutto.
Ovviamente il primo passo dopo un tale ritrovamento è stato quello di verificare l’autenticità dello scritto, dal momento che non risultava che il Pellico avesse mai sostato a Busalla né si fosse mai recato in queste zone in villeggiatura; per questo Pastorino e Badino si sono rivolti al Sindaco della città di Saluzzo che ha gentilmente inviato loro la fotocopia di una lettera conservata al Museo Civico della stessa città. E’ stato così possibilre attuare un confronto calligrafico sul testo e sulla firma, nonché una comparazione dello stile. Il risultato è stato positivo; sia la calligrafia che lo stile di scrittura delle due lettere coincidono e le firme sono pressoché uguali.
Anche l’indagine storica ha permesso di rendere credibile la possibilità che il Pellico abbia potuto scrivere un appunto proprio da Busalla.
Infatti, come vedremo più avanti, studi e ricerche, pubblicati poi insieme all’analisi del documento da Badino e Pastorino nel Bollettino Storico-Bibliografico Subalpino, (LXIX, 1971, Fasc. I-II, Gennaio-Giugno), hanno permesso di ricostruire la quasi certa storia della carta autografata.
Anzitutto va detto che si tratta di una minuta e che non è datata; ma è possibile ricostruire almeno indicativamente l’anno di stesura partendo dal contenuto. La lettera è inviata al Cav. Cibrario "per la storia di Torino"; dal momento che quest’opera fu pubblicata nel 1846 è possibile supporre che la lettera in questione risalga agli anni immediatamente precedenti questa data. Annalizzando la Storia di Torino è stato possibile verificare che la notizia contenuta nella carta venne utilizzata dal Cibrario, il quale inoltre, in due note al testo, dichiara dapprima di essersi servito, per le parti sul palazzo Druent-Barolo, dell’Archivio dei Marchesi di Barolo (ed il Pellico era segretario proprio presso questa famiglia), per poi affermare esplicitamente che molte notizie gli sono state forte proprio da Silvio Pellico. Probabilmente dunque il Pellico attraverso appunti e notizie aiutava il Cibrario nella realizzazione della sua opera; con ciò se ne deduce che questa carta è una piccola parte rispetto a quella che dovrebbe essere la totalità degli appunti, anche se probabilmente non fu solo il Pellico la fonte dello storico torinese.
Rimane ancora una domanda: perché questa carta si trova proprio nel comune di Busalla? L’ipotesi più probabile, anche se in un primo momento non ritenuta convincente da Badino e Pastorino, è che il Pellico, durante un viaggio che doveva portarlo a Roma assieme alla marchesa di Barolo, abbia sostato per la notte proprio a Busalla e qui abbia scritto questo appunto per l’autore della Storia di Torino. La minuta poi sarebbe rimasta nel paese finendo nell’Archivio Storico. Se questa teoria corrisponde al vero, cosa peraltro molto probabile, la lettera dovrebbe essere stata scritta nel 1845, data precisa del viaggio a Roma.
Alessandra Ferlenga
 
 
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