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  Tre Fontane. 1906: cavallo e calesse vuoto, delitto di un tabaccaio  
  "Era la sera del 3 ottobre 1906, l’aria era umida e densa di nebbia, piovigginava; erano già le 22 e un cavallo attaccato a un calessino percorreva la strada provinciale che da Creto va a Montoggio, attraversando Acquafredda e Tre Fontane. Nei paesi vi erano gruppetti di persone che parlavano tra loro sugli usci delle case; videro passare il cavallo e il calessino e nel buio parve loro che non vi fosse nessuno a condurlo. Ma la notte era scura e la nebbia piuttosto fitta, cosicché non vi badarono e continuarono i loro discorsi.
Nel paese di Tre Fontane una donna attendeva assieme ai suoi figli il ritorno del marito da Genova, dove si era recato a ritirare della merce; si chiamava Luigia Perasso detta Rosina e aveva 36 anni. Forse l’atmosfera così irreale di quella serata nebbiosa e umida insieme a quell’istinto che a volte le donne hanno, maturarono nell’animo della signora Rosina il presagio che qualcosa di terribile fosse accaduto al marito, Michele Trucco detto Nino; quando manifestò il suo timore, il più piccolo dei figli si mise a piangere e tutti si strinsero intorno a lei. Mentre stavano così, vicini e in ansia, sentirono da fuori il rumore del cavallo e dei campanelli: "Ecco papà" disse. Sollevata uscì all’esterno verso la stalla insieme ai suoi bambini per aiutarlo a scaricare la merce; il cavallo rallentò il passo e si fermò all’abbeveratoio, dopo aver superato lentamente il negozio di sali e tabacchi che i coniugi Trucco gestivano assieme all’osteria del paese. Dopo essersi dissetato il cavallo attraversò il piazzale della Chiesa parrocchiale e si fermò davanti alla stalla; fu a quel punto che la signora Rosina si accorse che il calesse era vuoto. In preda al terrore e all’angoscia prese con sé una lanterna e, assieme al figlio Mario di tredici anni e a una villeggiante vicina di casa, tale Teresina Serra, ripercorse a piedi la strada dalla quale proveniva il cavallo; avanzava verso Creto alla luce di quella lanterna nella nebbia quando, all’altezza del ponte chiamato Prauxellu, trovò in terra una frusta e un cappello che appartenevano a suo marito. Disperata, senza sapere più cosa fare, continuò a camminare lungo la strada chiamando il marito a gran voce, mentre il terribile presaggio di quella sera si faceva più consistente e l’eco ripeteva il suo grido rendendo ancora più angosciante l’atmosfera.
Circa quaranta metri più avanti ritrovò in terra al bordo della strada un ombrello rosso che il marito aveva portato con sè.
Pochi passi più avanti, in un solco della strada, era una pozza d’acqua e di sangue.
In preda al terrore la povera donna si sporse oltre il ciglio della strada e pochi metri più giù vide un uomo riverso, senza vita; si precipitò là in fondo e non poté fare altro che constatare che si trattava proprio di suo marito. La donna svenne, non reggendo a tale vista e tale dolore.
Il Brigadiere dei Carabinieri Massola giunse sul posto assieme ad alcuni suoi collaboratori e ad un medico che constatò la morte del signor Trucco, avvenuta per ferita di coltello alla nuca; la tasca della sua giacca strappata e il mancato rinvenimento del portafoglio fecero concludere che l’atroce delitto fosse stato compiuto a scopo di rapina".
Alessandra Ferlenga
 
 
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