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La "Via
dei Feudi Imperiali"
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(Tratto da Ilaria Boz, Un esempio di feudo
imperiale nel Seicento: Savignone. Potere, istituzioni ed economia)
Nel XIV secolo, in Valle Scrivia, si era sviluppato un "pulviscolo
di microscopici staterelli", al cui governo gli imperatori
del Sacro Romano Impero avevano delegato alcune famiglie nobili genovesi,
permettendo così il loro utilizzo in caso di guerra allo stato possessore.
Nel loro territorio si trovavano le vie di comunicazione più frequentate
dai mercanti che dalla Lombardia volevano recarsi a Genova e da qui
per mare in Oriente. La strada più antica che univa le piazze europee
a Genova seguiva il tracciato della Via Postumia, costruita
tra il 186 e il 180 a.C. dal console romano Augusto Postumio Albino,
sulla direzione Genova-Piacenza. Savignone sorgeva proprio su di un
itinerario ad essa parallelo, che da Crocetta d’Orero, per Casella,
Savignone, Crocefieschi e Mongiardino, conduceva a Cantalupo e da
qui alternativamente a Tortona, Voghera, Pavia o Piacenza. Questa
via rimase importante sino a tutto il Settecento e fu denominata la
Via dei Feudi Imperiali. Il suo itinerario iniziava a Genova
e alla Crocetta d’Orero e Casella trovava confluenza con la via proveniente
da Torriglia. Ivi attraversava il fondovalle e si arrampicava a Savignone
sulla dorsale del Monte Maggio, ad una altezza di 774 metri s.l.m.,
per mantenersi alta sino a Crocefieschi. Ciò a conferma che non sempre
le strade percorse, in quell’epoca, dai mercanti coincidevano con
percorsi di fondovalle, spesso soggetti ad improvvise valanghe e piene
dei torrenti, bensì i viandanti preferivano affrontare i crinali dei
monti, dalle cui vette era generalmente più semplice controllare i
pericoli. La sicurezza, dunque, era preferibile alla velocità, sebbene
i percorsi alti godevano spesso di direzioni più rettilinee e quindi
più rapide. Attraversata la Val Vobbia, poi per Salata, Rocchetta,
Cantalupo, Vigoponzo e Dernice la Via dei Feudi Imperiali,
detta anche Via del Sale, raggiungeva la Val Curone a San Sebastiano,
dove si divideva in due rami, per poi immettersi o a Tortona e Voghera
o a Piacenza. Da queste premesse appare chiaro l’interesse che sempre
suscitò la Valle Scrivia presso le potenze limitrofe ed in particolare
le terre imperiali attraversate da queste strade economicamente importanti.
A partire dal XII secolo, i documenti e le carte d’archivio riferiscono
ripetutamente di pedaggi, di gabelle e di dazi, a conferma del fatto
che l’entroterra appenninico fondava la sua economia anche sul passaggio
delle mercanzie. In particolar modo la presenza di locande e di stalle,
quali punti d’appoggio per mulattieri e animali, dovevano essere le
immagini più frequenti lungo le vie e nei borghi appenninici. Un collo
di mercanzia trasportato interamente sopra soma impiegava cinque giorni
da Genova a Milano. La dislocazione di queste tappe obbligate
seguiva una logica ben precisa per quanto riguarda i tempi di percorrenza
a cavallo o a dorso di mulo, poiché una tappa giornaliera avveniva
dopo sei od otto ore di marcia. Pertanto, proprio all’interno dei
borghi le lunghe carovane di mercanti trovavano un punto di ristoro.
I signori feudali, che, per tutto il periodo moderno, mirarono a far
deviare verso il loro dominio il traffico, che affluiva dal
mare e dalla pianura, furono i Fieschi. Infatti, le loro scelte amministrative
e politiche appaiono strettamente connesse agli introiti economici
derivanti dai loro feudi. Savignone, appena fuori dell’itinerario
della Via dei Feudi Imperiali, sebbene economicamente legato
ad esso divenne la sede amministrativa del feudo, mentre Crocefieschi,
prima, e Casella, poi, divennero delle vere e proprie zone di smistamento
delle merci. La presenza di antiche osterie, di palazzi appartenenti
a signori beneficiari delle rendite di pedaggio, delle officine di
fabbri, sellai e maniscalchi, testimoniano certamente il passaggio
in queste zone dei mercanti, che qui trovavano ospitalità. Sicché
ben si comprende l’interesse della Repubblica di Genova e delle potenze
confinanti ad acquisire il feudo imperiale di Savignone, poiché situato
sia su di un itinerario economico assai frequentato dai mercanti,
che dal mare volevano raggiungere la pianura e viceversa, sia in una
posizione strategico militare importante. Ciò a riconferma del fatto
che il problema dei feudi imperiali si risolse ancora una volta in
un problema di strade.
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