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Sarmoria,
sulla strada dei feudi imperiali |
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La presenza di una delle vie del sale attraverso i nostri monti,
é un fatto ormai conosciuto. I documenti dell'antichità, che
permettono di dare precise collocazioni storiche al nostro territorio,
si dividono essenzialmente in due gruppi: quelli ecclesiastici,
quali le bolle pontificie e gli archivi parrocchiali, ed i documenti
di natura civile, che comprendono gli atti notarili, in cui viene
trattata soprattutto la compravendita di terreni, gli statuti dei
feudi e le ordinanze dei feudatari ed imperatori, che permettono
di completare la ricostruzione di un determinato periodo storico.
Notevole importanza
rivestono anche i toponimi dei vari luoghi, i reperti, le caratteristiche
architettoniche ed urbanistiche e naturalmente le tradizioni popolari.
Nel caso di una molto probabile via del sale nella nostra
valle, un tracciato di collegamento commerciale tra Genova e la
Pianura padana, è di primaria importanza prendere in considerazione,
nella zona di Sarmoria, l'attuale denominazione di alcune località,
quali Costa Salata, salata di Mongiardino, Cascine del Salino, Arezzo
( che pare si possa tradurre in zona lontana dal mare) e
la stessa Sarmoria, ovvero salamoia.
Proprio la salamoia era utilizzata per conservare i pesci durante
il lungo trasporto e sembra che qui vi fosse una tappa obbligata
per il ricambio dell'acqua: a questa attività forse è legata la
nascita del borgo e di un'osteria in cui poter trascorrere la notte.
La Via dei Feudi Imperiali, come probabilmente è più corretto
definirla, in ogni caso é sicuramente antica; giungeva in Oltregiogo
a Casella, da qui con un lungo e ripetuto saliscendi, passando per
Crocefieschi, Vobbia, Costa Salata, Rocchetta e Cantalupo, arrivava
in pianura. Quest'importante arteria fu ampiamente utilizzata fino
alla fine del '700, al tramonto dell'epoca feudale, cedendo il passo
alle più moderne strade di fondovalle volute dal regno. I primi
documenti del 1252 fanno intendere che Sarmoria (Salmoira, come
venne trascritto allora) rientrasse nella giurisdizione del Castello
della Pietra. Nelle varie epoche, diversi uomini del posto sono
menzionati come diretti interessati alle compravendite, ora come
testimoni, ora come garanti.
Le difficoltà legate alla conduzione dell'agricoltura montana non
hanno risparmiato certo la val Vobbia. Infatti, anche qui le ingegnose
popolazioni hanno vissuto per molto tempo in maniera tutt'altro
che rosea.
Un fatto insolito risale all'inizio del secolo scorso, intorno al
1830: quando la frazione forse era stata abbandonata e giunse da
lontano un gruppo familiare che assunse il cognome del luogo che
li ospitava. Ancor oggi non sono chiare le motivazioni che favorirono
una così singolare immigrazione verso un paese estremamente povero.
Altrettanto sconosciuta é la sorte che toccò agli abitanti originari.
Come ormai tutti i paesi della valle, Sarmoria si presenta oggi
in una veste prevalentemente ristrutturata - i moderni intonaci,
infatti, hanno mascherato le moderne facciate. Resistono ancora
però diversi esempi dell'architettura popolare, tra questi è degno
di particolare nota il mulino che si affaccia sul rio di Sarmoria,
la cui figura sbuca dalla vegetazione già dalla strada di accesso
al paese.
La caratteristica più originale di questo mulino è sicuramente il
sistema che consentiva il movimento delle macine: una ruota (anziché
in posizione verticale ed esterna alla costruzione) trovava collocazione
in un piccolo vano sottostante alle macine stesse ed era posizionata
in orizzontale, in modo da sfruttare direttamente la forza data
dall'acqua, che qui giungeva dopo una breve derivazione dal torrente.
Questa soluzione risulta inconsueta se confrontata con i molti mulini
un tempo presenti in tutte le zone del nostro comprensorio, ma può
tuttavia ricordare la turbina che alimentava il Mulino Gelato
di Campassi, in Alta Val Borbera.
Andrea Repetto
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