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Attraverso
la Valbrevenna per riscoprire le antiche tradizioni montane
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Percorrendo
la strada da Avosso costeggia il corso del Brevenna si incontra un
paesaggio ormai inconsueto e si ha quasi l'impressione che il tempo
si sia fermato da qualche decennio. Questa sensazione aumenta quando
si raggiungono le frazioni più alte della Valbrevenna.
Visitando una qualsiasi delle oltre quaranta località che compongono
il comune, si scoprono gli elementi comuni alla nostra architettura
montana, in particolare del circondario dell'Antola. Qui le costruzioni,
che in molti casi risalgono a qualche secolo fa, sono realizzate rigorosamente
in blocchi di marna dell'Antola con una malta ricavata dalla lavorazione
della stessa pietra nelle numerose fornaci presenti un tempo in tutto
il comprensorio; le case arroccate sui pendii, specie nei centri a
quota più elevata, sono attraversate da strette ripide viuzze la cui
pavimentazione in pietra doveva garantire, anche nella cattiva stagione,
gli spostamenti a piedi ed i trasporti a dorso di mulo, unico mezzo
di trasporto su strada fino all'apertura delle odierne strade
carrozzabili.
Negli ultimi due secoli, i collegamenti rapidi tra il fondovalle e
le frazioni più elevate erano assicurati dalla teleferica, in alcuni
casi guidata dal lato a monte per mezzo di cavi frenanti, questa pratica
si rendeva necessaria per le merci importanti quali i bidoni di latte,
i prodotti per la stalla ed i sacchi di crusca.
L'economia locale era basata prevalentemente sulla stalla. ogni anno,
nel mese di maggio, le famiglie abbandonavano i paesi per trasferirsi
nei casoni posti a quote più elevate, ove le attività prevalenti
erano il pascolo di bovini e caprini e la raccolta del fieno per l'inverno,
oltre naturalmente alla lavorazione dei prodotti della stalla. I casoni
erano costruiti su terreni ai margini delle aree di pascolo comune.
Ogni mattina coloro che rimanevano nelle frazioni salivano a lavorare
ai casoni, oppure a portare i pasti a quanti si trovavano a falciare
nelle zone più lontane. L'incarico di pastore veniva affidato a turno,
ogni giorno, ai più giovani.
I prodotti della stalla dovevano principalmente essere venduti per
consentire l'acquisto sia dei beni necessari che non potevano essere
prodotti direttamente sul posto, sia degli attrezzi di lavoro.
Un altro elemento fondamentale dell'economia montana era il castagno,
i cui frutti erano alla base dell'alimentazione della popolazione
locale. Le castagne, dopo la raccolta e la selezione, venivano portate
al secchereccio, una particolare costruzione a due piani; nella stanza
inferiore veniva acceso e mantenuto costante, per tutto il periodo
della lavorazione, un fuoco, mentre le castagne venivano disposte
sulla gré, una soletta costituita da listelli di legno opportunamente
distanziati, per consentire al fumo ed al calore di salire al piano
superiore. Dopo l'essicamento, le castagne venivano macinate nei mulini
per ricavarne la farina.
In Valbrevenna resistono, tuttora, sebbene non più in buono stato,
alcuni mulini con caratteristiche particolarmente interessanti, come
il mulino di Porcile, dove per il funzionamento della ruota venne
realizzata una piccola diga pensile, oppure i tre mulini di Frassineto,
costruiti in modo tale che l'acqua, dopo essere stata utilizzata per
il movimento della ruota esterna del primo di essi, consentisse, a
sua volta, il movimento delle altre due ruote.
Oltre alla produzione dei frutti, il castagno trovava ampio utilizzo
nella vita quotidiana: il legno veniva utilizzato come materiale da
costruzione per i tetti, i poggioli, i solai, le strutture dei fienili,
gli infissi, nonché per la realizzazione di arredi e di utensili per
la cucina e per il lavoro. alcuni di questi ultimi si possono ancora
ammirare all'interno della Sezione Etnologica del Museo Storico dell'Alta
Valle Scrivia.
Andrea Repetto |
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