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  Il ponte di Zan tra storia e leggenda  
  Percorrendo la strada tra Isola del Cantone e Vobbia, familiarizzato con la maestosa figura del Castello della Pietra, un po’ nascosto dalla strada, è conservato ancora un antico ponte in pietra, la cui storia si mescola con alcune leggende, tra le più suggestive che tuttora vengono ricordate in Valle Scrivia.
Un piccolo belvedere ci consente di ammirare il Ponte di Zan, sul rio Busti, proprio di fronte al castello, ma a disturbare quest’immagine troviamo un altro ponte, costruito a metà degli anni Trenta lungo la strada provinciale.
Questo inconveniente é fortunatamente risolto da un visore che consente la visione di una preziosa fotografia tridimensionale dell'inizio del secolo.
La leggenda racconta che un castellano di nome Zan o Zane doveva fece costruire un ponte sul rio Busti, che specie nella cattiva stagione presentava numerose difficoltà per attraversarlo. Un giorno questo fantomatico personaggio incontrò il diavolo, che si offerse per la costruzione, chiedendo in cambio la prima anima che di lì sarebbe passata. Zan accettò, ed il mattino successivi il ponte era terminato. Il castellano in compagnia del suo cane andò a verificare i lavori e, mentre il diavolo aspettava il suo compenso, Zan fece in modo che proprio il cane fosse il primo passante. Il diavolo imbrogliato meditò vendetta non allontanandosi mai dal ponte, finché il feudatario un giorno vi tornò per seppellirvi una cassetta contenente un tesoro.
Il diavolo naturalmente si precipitò a vedere cosa vi fosse di tanto prezioso e fece in modo che, ogni qual volta che il castellano o chiunque altro, cercasse di disseppellire il forziere, fosse aggredito da una gradinata di sassi. Dopo alcuni secoli, durante la costruzione della chiesa parrocchiale di Vobbia, la popolazione del luogo si recò al ponte, con il parroco in testa, per recuperare il tesoro. Quest’ultimo giunto sul luogo fece un ampio segno della croce e lo cosparse di acqua benedetta. Fu allora che si sentì un boato ed il diavolo fuggì.
Gli storici, invece, ritengono che la paternità dell’opera, costruita ad arco tutto sesto in pietra, si possa attribuire a Giovanni Malaspina, figlio di Opizzone della pietra, signore dell’omonimo castello nella seconda metà del XIII secolo.
Certo è che il ponte venisse utilizzato fino all’apertura dell’attuale strada, nel 1935. Oggi, in prossimità del ponte, dovrebbe essere collocato un visore tridimensionale, che proporrà una suggestiva fotografia della zona ad inizio secolo.

Andrea Repetto
 
 
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