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  La Valbrevenna, situata a nord sul tratto di spartiacque che dal monte Antola si snoda al monte Buio si  conchiude a valle con la dorsale che scende fino alla confluenza con il torrente Scrivia. Nell’accentuata acclività dei versanti molto articolati e nell’andamento tortuoso e profondamente inciso del corso dell’acqua si configurano gli elementi orografici caratterizzanti il sistema vallivo torrentizio.
Predomina la macchia boschiva di latifoglie interrotta sporadicamente da contenute colture prative e foraggiere al contorno degli insediamenti.
Sul versante a settentrione si estendono praterie montane adibite a pascolo.
L’abitato si organizza in una successione di nuclei a sviluppo regolare che si dispongono a mezza costa dei versanti vallivi.
Scarsamente insediati sono il fondovalle e comunque gli ambiti a bassa quota eccetto quelli situati in prossimità del nucleo di Molino Vecchio e della confluenza della valle con il bacino dello Scrivia che presentano un’edificazione diffusa.
Il Comune di Valbrevenna comprende numerosi piccoli centri, fra i quali, appunto, Molino Vecchio, sede municipale,  Senarega, notevole aggregazione rurale di impianto medievale e centro della Sezione Etnologica del Museo Storico dell'Alta Valle Scrivia, ParetoMareta, Clavarezza ed altri.
Il significato del toponimo Valbrevenna, Valle dei Castori, probabilmente è da  ricondurre a tempi antichi, testimoniati dal ritrovamento di una tomba dell’età del ferro. Le frazioni della Valbrevenna hanno costituito un comune autonomo negli ultimi anni del 1800. Fino allora, e per parecchio tempo ancora, non esistette un vero centro, ma le varie comunità continuavano a vivere nei piccoli borghi, attorno alla loro parrocchia.  L’unico vero legame, nei secoli, fu la sudditanza ai feudatari della zona, i Fieschi, signori anche di Savignone, CasellaMontoggio e Croce. In seguito, l’invasione napoleonica, nel XVIII secolo, sopprimendo i vincoli feudali e costituendo la municipalitèes, attribuì caoticamente i vari borghi alla giurisdizione dei maiores dei paesi contermini, anche senza contiguità territoriale.
Pertanto, in mancanza di una inquadratura storica, lo stemma rappresenta un riferimento alla morfologia geografica della valle, delimitata, da un lato, dal monte Antola (m. 1597) al monte Buio (m. 1490)  e al  monte Schigonzo (m. 1014), dall’altro, dal monte Duso (m. 1450) e dal monte Liprando (m. 1122) sino allo sbocco del monte Banca (m. 928). Lo stemma, più precisamente, presenta questi sei monti in una triplice serie di colore verde, a cui è sovrapposta una corona di sette croci rosse, simboleggianti le sette parrocchie centro delle comunità primeve, e uno sfondo a strisce diagonali, bianche e celesti, rappresentanti lo stemma della famiglia Fieschi.
Il Comune ha preferito eleggere questa rappresentazione, quasi topografica, ad altre che richiamassero l’antichissima vita della valle o che riprendessero semplicemente il significato del toponimo, poiché meno facilmente comprensibile e graficamente meno armonica.
(A destra, un particolare del borgo di Lavazzuoli in Valbrevenna;
a sinistra Carsi)
 
 
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