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Area
Archeologica di Caserza, comune di Valbrevenna |
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Dalla piazza antistante la chiesa dellabitato
di Nenno, si devia per Caserza, altro luogo suggestivo, dove, in un
castagneto
secolare, si trovano i resti della chiesa di S. Andrea di Bovarizia,
la più antica chiesa della Valbrevenna,
di cui si abbia notizia. Non si conosce con certezza la data della
sua costruzione, tuttavia si presume risalga al XIII secolo.
Secondo antiche leggende, nel bosco sarebbe stato visto un vitello
doro, vi sarebbero state sepolte le campane della distrutta
chiesa di S. Andrea, labbandono della chiesa sarebbe avvenuto
al tempo della neve rossa ed a Caserza si sarebbero portati
a seppellire i morti provenienti da ogni parte della Valbrevenna,
persino da Torriglia. Il fatto che la leggenda popolare contenesse
nuclei di verità storiche ha trovato conferma in uno scavo archeologico
del 1975 ad opera del pittore Angelo Mazzolino. Lo scavo ha provato
che effettivamente nel sito indicato dalla tradizione esisteva una
chiesa, il cui corpo era costruito da conci con corsi irregolari pareggiati
con lausilio di zeppe, il pavimento, come in quasi tutte le
chiese di campagna di allora, era in lastroni di pietra, ricoperto
da un battuto di calce, mentre negli intonaci i colori predominanti
erano il giallo ocra ed il rosso.
La sua struttura a navata unica venne probabilmente realizzata, in
sintonia con larchitettura montana della zona, utilizzando blocchi
di marna legati da una malta, ricavata dalla cottura della medesima
pietra in una delle fornaci presenti sul territorio.
Il tetto probabilmente era sostenuto da travature in legno, data la
numerosa quantità di chiodi ritrovati, e coperto da lastre di pietra.
La volta degli absidi, invece, era realizzata con un travertino molto
grossolano.
La chiesa, a cui probabilmente era annessa una cella monastica, venne
abbandonata tra il XVI ed il XVII secolo, forse a causa di una frana
di notevole entità. Di particolare interesse è anche larea cimiteriale
a lato, i cui reperti, insieme a quelli di tutta larea, sono
esposti presso il Museo Archeologico di S.
Bartolomeo di Vallecalda in Savignone.
Si tratta di frammenti di piatti liturgici in ceramica, vetri, monete,
lo scheletro di una donna con accanto il figlioletto di pochi mesi.
E verosimile dunque che la leggenda della neve rossa
alluda alla pestilenza che imperversò in
Valbrevenna alla fine del Cinquecento ed allabbandono, in
concomitanza con la crisi benedettina, di paesi e di edifici sacri.
La visita alla zona può essere effettuata in qualsiasi periodo dellanno.
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