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Santuario della Madonna dell'Acqua
in Valbrevenna, comune di Valbrevenna |
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Lasciato
Molino Vecchio si arriva ad uno dei posti più noti della Valbrevenna,
il Santuario della Madonna dellAcqua. La sua costruzione è legata
ad un fatto miracoloso.
L'apparizione di una pastorella di Ravino, piccolo borgo ora scomparso
poco distante dall'odierno santuario, si pone all'origine del culto
della Madonna dell'Acqua. Nel 1584 nella valle infuriava la peste
ed una giovane del posto si ammalò gravemente. Dopo aver udito
più volte una voce soave che proclamava "Salus Infirmorum,
ora pro nobis", la fanciulla nel seguirla giunse in riva
al fiume e trovò una fonte attingendo alla quale venne ben presto
risanata. Il parroco di Pareto,
che aveva giurisdizione sul luogo, non credette inizialmente alla
storia della pastorella fino a quando, ammalatosi a sua volta del
morbo, non bevve anche lui alla fonte e guarì.
Diede così inizio alla costruzione di una prima modesta cappella di
legno fiancheggiante la grotta con sorgente che accoglieva i primi
devoti.
Con il passare del tempo la piccola cappella non bastava più ad accogliere
i sempre più numerosi pellegrini e si giunse così nel 1744 alla costruzione
dell'odierno Santuario, ad una sola navata con portico antistante,
dove sull'altare maggiore venne posta la statua marmorea di N.S. dell'Acqua,
o Madonna dei Tartari. Da allora, grazie all'intensa attività di fabbriceria,
molte furono le migliore portate sia all'interno che all'esterno del
Santuario tra le quali bisogna ricordare la costruzione della prima
strada (1871), la realizzazione dell'orchestra (1883), la pavimentazione
in marmo (1887), il coro ligneo (1891) fino alla realizzazione dell'ospizio
dei pellegrini. Solo nel 1949 il Santuario venne dotato di un ponte
sicuro, costruito in cemento armato.
Ancora oggi, nelle immediate vicinanze del Santuario, è visibile un
piccolo ponte ad arco in pietra, emerso dopo lalluvione del
1995.
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Statua marmorea della Vergine col Bimbo di N.S.
dell'Acqua o Madonna dei
Tartari, dall'antico nome del luogo, evocativo delle incursioni saracene
spesso portatrici di pestilenze.
La
scultura, certamente opera di un artista genovese, è databile tra
la fine del Seicento e gli inizi del Settecento.
Si può supporre che la bella scultura sia stata donata da un devoto
nel 1744, data di edificazione del Santuario.
L'ospizio realizzato nel 1908, e restaurato negli anni Settanta, per
dare accoglienza ai numerosi pellegrini che giungevano al Santuario. |
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