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Antichissima
frazione che sorge di fronte a Strassera, sopra Vobbia,
alla sinistra del torrente Fabio ad un'altitudine di 630 m. s.l.m..
Come esprime chiaramente il nome, "noceto" é il
"luogo delle noci". Essa é la frazione piú
antica della Val Vobbia poiché viene citata già nel
972 d.C. nel falso diploma Imperiale di Ottone I. Il 5 gennaio 1253
Giovanni di Valtuaria prende a mutuo una somma di denaro da Guglielmo
di Noceto e questa é la seconda, ma "originale"
notizia, riguardante il paese. Tuttavia sappiamo che il territorio
fu frequentato sin dall'Etá del Rame grazie al giá
citato ritrovamento di un'ascia primitiva. Alcuni secoli dopo, dagli
archivi di Crocefieschi veniamo a sapere che la operava una strega,
la Caiola da Noceto, morta "vecchia et decrepita" il 15
ottobre 1585. Il paese, disposto a mezzacosta attorno alla chiesa,
fu il primo ad avere tutte le facciate delle case intonacate ma
prima, il 23 Maggio del 1870, fu vittima di un furioso incendio
che distrusse cinquantacinque case, chiesa, canonica e campanile.
Le fiamme, che trovarono facile esca nei tetti in paglia, fecero
crollare al suolo persino le campane. Fortunatamente non vi fu nessuna
vittima, ma piú di cinquanta famiglie rimasero senza casa.
"Ma il terrazzano di Noceto é forte, é sagace
e laborioso: il paese si é rifatto e coperto di tegoli ed
ora unanime e coraggioso si edifica una nuova chiesa.". La
rivalitá con gli abitanti di Vobbia fu sempre molto accesa,
forse perché con il passare dei secoli l'attuale Capoluogo
"oscurò" l'antico prestigio di Noceto e numerose
furono le controversie, soprattutto in ambito ecclesiastico. Ma
anche all'inizio del '900 i nocetesi espressero una inaspettata
richiesta: restare aggregati al Comune di Crocefieschi anziché
rientrare nel nuovo Comune di Vobbia. La Provincia ed il Genio Civile
non presero peró in considerazione questo desiderio, poiché
"non basato su valide ragioni".
Nel paese le famiglie piú numerose erano e sono tuttora rappresentate
dai Lanzone e dai Pruzzo; nel 1728 Noceto contava 33 famiglie per
un totale di 190 persone quasi raddoppiate nel 1858. Allo stesso
anno risale il mulino sul Rio Moro, verso Strassera.
Nei dintorni vi sono quattro piccole localitá: Sensassi,
abitato fino alla fine degli anni '70 ma di remota origine (il toponimo
é forse di origine longobarda e poco sopra si trova un pozzo
detto "dei Saraceni").
Canai, abitato fino al 1934;
Casareggio abbandonato nel 1971, ma citato giá nel '600 e
Fossato, nucleo ancor oggi abitato saltuariamente, situato vicino
alla confluenza tra il Rio Moro e il Rio Clavarezza.
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