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Fra le opere d'arte che costituiscono il patrimonio culturale storico-artistico
delle chiese della Valle
Vobbia, gli organi rappresentano un aspetto di notevole
importanza, che si ricollega al valore degli artefici di questi
manufatti, appartenenti a tre prestigiose scuole organarie: ligure,
toscana e lombarda, attive nel XVIII e XIX secolo.
I quattro strumenti, tutti a trasmissione meccanica, si trovano
in edifici religiosi del capoluogo e frazioni che fanno parte dell'attuale
territorio del comune di Vobbia, provincia di Genova: per ognuno
di essi si é potuto rintracciare la relativa documentazione
d'archivio, la quale ha permesso di ricostruire con certezza la
loro storia, in particolar modo per i due organi costruiti e collocati
originariamente in localitá diverse rispetto alle attuali
(Salata e Vallenzona).
Il piú antico - si tratta di un positivo - venne costruito
fra il 1760 e il 1779, dal genovese Filippo Piccaluga o Pittaluga
per il coro della Basilica della SS. Annunziata del Vastato di Genova,
trasferito nel 1861 a Salata
sostituendo il precedente strumento - opera del medesimo autore
- acquistato d'occasione nel 1774 e proveniente dalla Parrocchiale
di Crocefieschi.
Piccaluga, insieme ai Roccatagliata ed i Ciurlo di S. Margherita
Ligure, rappresenta la scuola organaria ligure, che venne fondata
nella seconda metá del XVII secolo da Tommaso I° Roccatagliata,
giovane aiutante ed allievo del gesuita fiammingo Willem Hermans.
La scuola toscana del XIX secolo é ben testimoniata dalla
illustre famiglia degli Agati di Pistoia: Nicomede ed i suoi fratelli
realizzarono nel 1851 un grande strumento, l'opera n. 392, in origine
situato nella chiesa parrocchiale di S. Maria della Cella a Genova
Sampierdarena ed in seguito collocato - con modifiche e diminuzioni
- a Vallenzona:
la cassa venne invece destinata a Masone.
I fratelli Lingiardi di Pavia, infine, eccellenti organari e significativi
rappresentanti con i Serassi di Bergamo della scuola organaria lombarda
del XIX secolo, furono chiamati a Vobbia e ad Arezzo
Ligure per collocare due loro opere, rispettivamente nel 1890 (opera
n. 214) e 1898 (opera n. 230).
Accade raramente che di tutti gli organi censiti ed appartenenti
ad una medesima territorio si possa disporre della completa documentazione
archivistica: il fatto é ulteriormente eccezionale quando
la metà degli strumenti - come nel caso del comune di Vobbia,
provenendo da altra sede - siano anch'essi corredati dei relativi
documenti d'origine. Pertanto alla scheda di ogni organo segue tutto
ciò che é stato reperito negli archivi parrocchiali:
ciò e ha permesso di documentare e ricostruire la storia
dello strumento, in special modo per quanto concerne i progetti-contratti,
il carteggio passato fra gli organari ed i parroci committenti,
i collaudi, le delibere delle fabbricerie, i vari conti, le ricevute
dei pagamenti, etc.
Inoltre dagli stessi documenti si evince la partecipazione degli
abitanti alle spese straordinarie - normalmente di rilevante entità
- in specialmodo quando si trattò di dotare le chiese dell'organo:
in calce alle deliberazioni delle fabbricerie sono riportati gli
elenchi dei capi famiglia - con a fianco il soprannome dialettale
per contraddistinguere i vari "fuochi" o famiglie aventi
lo stesso cognome - e con l'indicazione delle relative somme versate.
Le numerose lettere scritte dagli organari Agati e Lingiardi ai
parroci committenti, oltre a far conoscere anche i minimi elementi
tecnici e le problematiche che emergevano durante la costruzione
degli organi, contribuiscono a delineare vari aspetti umani legati
a particolari momenti e situazioni personali, e ad entrare nel dettaglio
per ciò che riguarda le consuetudini - fra le altre - inerenti
al trasporto dei materiali, ai mezzi di locomozione, alla circolazione
del denaro in relazione ai pagamenti fatti appoggiandosi a commercianti
di fiducia degli organari, che davano la propria disponibilità
per ricevere in loco e successivamente inoltrare le somme a destinazione.
In particolar modo si é rivelata di pregio storico la documentazione
per l'organo Agati di Vallenzona, originariamente posto in S. Martino
e S. Maria della Cella a Genova Sampierdarena: strumento di notevole
mole straordinariamente documentato, e del quale si dispone anche
di alcuni tipi planimetrici realizzati dall'architetto Luca Agati,
fratello dell'organaro Nicomede.
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