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  PERSONAGGI, comune di Vobbia  
 

LUIGI RATTO, sindaco

Il primo Sindaco del Comune, Luigi Ratto, nacque a Vobbia il 22 Aprile 1852 da una famiglia di commercianti-mulattieri che si occupava del trasporto delle merci dall'Appennino ligure-piemontese al porto di Genova.
Per l'epoca si puó definire "un agiato", termine che compare nei censimenti di quel periodo, quindi probabilmente una persona con piú tempo da poter dedicare alla causa del nuovo Comune, rispetto alla maggioranza dei suoi concittadini. Dopo il trasferimento della famiglia da Torre a Vobbia, aprí un'osteria ed in seguito ottenne la privativa per i sali e tabacchi; quando nel 1896 la S.O.C. di S. Maria delle Grazie fu sciolta, le adunanze "cospiratrici" contro Crocefleschi si trasferirono appunto nel suo locale, poiché era il piú frequentato dalla popolazione. Fu quindi naturale indicare lui come futuro Sindaco, anche perché possedeva le doti intellettuali necessarie al difficile compito. Dal 1903 si assunse perció la delicata responsabilitá della fondazione della nuova Municipalitá, con tutta l'enonne mole di pratiche necessarie e anche se aiutato dall'infaticabile segretario Giulio Baratta, crediamo che essa non fu una "missione" agevole in quei tempi di ristrettezze economiche, isolamento culturale ed amministrativo. Anche e soprattutto a lui é dovuta perció l'indipendenza vobbiese. Morí a Vobbia il 2 Maggio 1941.

FRANCESCO RATTO, agente consolare

Francesco Ratto nacque a Torre di Vobbia il 30 Ottobre 1834. Rimasto orfano ancora bambino, fu sempre attratto dal "sogno americano" finché emigró, come molti suoi compaesani, verso l'Argentina.
Nella cittá di Concezione dell'Uruguay (sulle sponde dell'omonimo fiume) diede compimento a molti dei suoi sogni, impegnandosi a fondo nell'industria del pane. Quando raggiunse una certa stabilitá economica ritornó a Vobbia per sposare Sabina Risso (1852-1941), ripartendo poi dal paese natale nel 1870, ma il suo sbarco in Argentina fu questa volta difficile ed avventuroso, a causa della mutata situazione politica.
Francesco Ratto, spirito generoso, non tardó in seguito ad ottenere una posizione preminente nelle locali associazioni di italiani ed emigrati, ricoprendo tra il 1874 ed il 1898 prestigiosi incarichi direttivi. Il 12 Agosto 1889 fu nominato dal Console Generale del Regno d'Italia in Buenos Aires, Cav. Avv. Enrico Chicco, Agente Consolare in Concezione dell'Uruguay, per la provincia di Entre Rios. Questo il tono della nomina:
"Pertanto, ordiniamo a tutti i nazionali ed a chiunque si trovi sotto la giurisdizione dell'Augusto nostro Sovrano di riconoscere il suddetto signor Francesco Ratto per nostro Agente Consolare, preghiamo le Autoritá competenti di ammetterlo al libero esercizio delle sue funzioni, di farlo godere di tutti i privilegi e prerogative inerenti, e di prestargli infine aiuto, assistenza e protezione dovunque ed in qualsiasi circostanza lo richieda il bisogno "..
Durante il periodo in cui ricoprí questo prestigioso incarico cercó sempre di stringere saldi legami tra italiani ed argentini, tentando di appianare le difficoltá dell'integrazione. Fu inoltre membro di importanti associazioni socio-culturali, della massoneria e fu eletto piú volte consigliere municipale della cittá di "Conception". Nel 1899 si ritiró dalla vita pubblica, ma purtroppo uno sfortunato incidente di caccia ne causó la prematura scomparsa nello stesso anno.
Nonostante non abbia raggiunto mai una grandissima popolarità, la sua casa fu un centro di sviluppo sociale e culturale per gli altri italiani e per la popolazione della sua nuova cittá. Suo figlio maggiore, Francisco, fu importante notaio a Buenos Aires, Senatore e Ministro delle Finanze di quella provincia.
Tra le figlie, Laura, professoressa di letteratura e pedagogia, divenne direttrice scolastica a Parava, nonché presidentessa di diverse istituzioni della capitale.
Elvira ed Agustina si distinsero anch'esse nell'insegnamento e occuparono prestigiosi incarichi direttivi a vari livelli scolastici, fatto straordinario per una donna dell'epoca

PAGANO DI CARANZA, sacerdote

Solo una flebile traccia lega questo antico personaggio alla Val Vobbia, ma vale la pena citarla per comprendere come un tempo, anche da queste isolate valli, si potessero raggiungere incarichi prestigiosi e terre lontane.
Dagli scritti dello studioso Belgrano veniamo a sapere che nel 1296 i veneziani inviarono una flotta ad assaltare i possedimenti genovesi sul Mar Nero. La cittá di Pera (ora sobborgo di Istanbul) fu distrutta assieme alla sua chiesa piú antica, quella cioè dedicata a San Michele, retta dal Vicario Generale dell'Arcivescovo di Genova nelle colonie. Tre anni prima, e veniamo al dunque, "l'Archiepiscopo Januensi" Jacopo da Varagine aveva commesso la suddetta chiesa alle cure di un prete Pagano della Pieve di Caranza, di lui Vicario.
Ora, vista la grande importanza che la pieve borberina aveva nel medioevo, che Salata fu inserita per lungo tempo nel suo territorio e che "Pagano" é un cognome tipico di quella frazione, possiamo ipotizzare che 'prete Pagano" fosse proprio un vobbiese. Resta il mistero sulla sua vita, su come arrivò ad una carica così prestigiosa e se mai ritornò nella sua valle, ma é affascinante pensarlo in viaggio dall'Appennino all'Oriente, insignito del titolo di ambasciatore spirituale dell'Arcivescovo di Genova.

FRANK J. GARAVANO, imprenditore

Figlio di Costantino Garavano (Arezzo, 1882) e Teresa Bertolotto (Vallenzona, 1882) sposati nel 1902, nasce a Oakland (California, U.S.A.) il 30 gennaio 1913, terzo figlio dopo la nascita di Attilio (1908) e Ida (1911).
Il padre infatti dopo il matrimonio, emigró oltreoceano lasciando in Val Vobbia la moglie con due sorelle piú piccole. Raggiunta San Francisco trovó lavoro imbarcandosi su di un "vapore" che percorrendo il fiume Jan Joaquin, lo portó fino a Stockton, cittá dell'entroterra californiano. Giunto qui, conobbe altri connazionali, compró un carro, dei cavalli ed intraprese il duro mestiere di spazzino che gli diede la possibilitá dopo cinque/sei anni di richiamare a sé la moglie e le giovani cognate. In seguito si associó con un altro emigrato e "fece fortuna" lavorando sempre nella stessa attivitá tra San Francisco e Oakland fino al 1936, quando decise di andare in pensione lasciando l'attivitá al figlio minore. Nel frattempo la famiglia Garavano tornó in Italia (1928) per compiere un viaggio nei luoghi natii e il figlio Frank, nel 1935 si trasferí a Stockton per specializzarsi nella raccolta degli scarti aziendali, conobbe Irene Stefani (San Francisco, 19/02/1919) e si sposó nel 1942. In seguito lavoró a lungo per un'azienda produttrice di carta, per poi passare a riciclare le lattine, attivitá quest'oggi di grande attualitá. Nel 1960 ottenne l'appalto per la raccolta dei rifiuti dalla cittá di Stockton: contratto che si tradusse nella grande crescita dell'azienda.
La sua compagnia (una holding company), la "Indipendent Trucking Company" venne divisa in seguito per settori di raccolta in piú imprese (Sunrise sanitation, Sunset, Delta Container, Delta Paper Stock, Forward) che lo impegnarono fino al 1977. Al momento del suo ritiro lo sostituirono alla direzione della grande azienda la figlia Noreen e il genero Gregory Basso, che si sono ritirati anch'essi nel 1998. Frank Garavano ha contribuito per tutta la vita, attraverso l'attuazione e l'appoggio di innumerevoli iniziative, alla diffusione della cultura italiana negli U.S.A.. Promotore dell'Associazione Liguri nel Mondo, da anni sostiene le scuole italiane della sua regione, nel 1994 gli é stata conferita l'onorificenza di "Cavaliere del Lavoro dell'Ordine della Repubblica Italiana" e nel 1999 ha ricevuto un riconoscimento dal Comune di Vobbia e il "Premio Regionale Ligure - speciale Liguri nel Mondo", che ha gratificato le sue realizzazioni professionali, i forti legami con la sua Regione d'origine e la generositá del suo operato.
Inoltre Frank ha sempre mantenuto stretti i rapporti con Vobbia ed Arezzo, iniziando con l'acquistare nel dopoguerra un'autoambulanza per il Comune, seguita poi da innumerevoli atti di generosità verso i singoli e verso la sua comunità di origine che spesso lo ospita in occasione delle festività del paese.

GIOVANNI BATTISTA BEROLDO, sindaco

Fu il terzo sindaco vobbiese, eletto nel 1910, cognato di Luigi Ratto. Originario di Torre (1857) era anch'egli un commerciante che però a causa di vicende familiari, fu costretto ad emigrare in Perù, dove "fece fortuna" e costituì un ingente patrimonio impiantando un grande emporio e commerciando lana ed argento con gli indios e gli inglesi. Tornato in Italia fu messo a capo del Municipio di Vobbia e si adoperò per la promozione ed il recupero del Castello della Pietra, immaginando di sfruttare a vantaggio della valle il consistente flusso turistico che già esso attirava al tempo, inoltre si batté in prima persona per la strada Isola-Vobbia. Per i suoi meriti professionali e di amministratore fu insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro, ma purtroppo non vide realizzati i suoi sogni: durante uno dei suoi viaggi in Sudamerica fu colto dalla morte a soli sessantaquattro anni.

RENZO BRACESCO RATTI, musicista

Il maestro Renzo Bracesco, musicista e compositore nacque a Lima, capitale del Perú, il 22 ottobre 1888 da genitori di Vobbia e della Valbrevenna. Giovanissimo ritornò dal Perú in Italia per seguire studi musicali a lui tanto congeniali. A Milano fu ottimo allievo del Maestro Ferroni nel Conservatorio Giuseppe Verdi dove in seguito, diplomatosi in composizione e canto corale, insegnò per alcuni anni. La sua ricca e varia creatività musicale produsse opere in molti generi di musica: sacro, da camera, corale ed anche per danza o canzone. Una pubblicazione peruana mette in evidenza le caratteristiche di vigore, espressività ed emozione che, con la perfezione tecnica, rendono tanto viva la musica di Renzo Bracesco.
Il suo "De profundis et requiem" a otto voci miste, fu eseguito per la prima volta nel Salone dei Concerti del Conservatorio di Milano il 27 gennaio 1921, suscitando ammirazione e profondo apprezzamento. Questa sua opera ed altre, furono poi eseguite in parecchie cittá sudamericane.
Dopo l'ultima guerra (17 Settembre 1947) il maestro fu invitato in Perú per dirigere la scuola regionale di musica di Trujillo, cittá dove lasciò un ottimo ricordo e dove divenne molto conosciuto, tanto che, in quella che é oggi la terza cittá del Perú, gli é stato intitolato il parco pubblico di una nuova zona residenziale.
Nel 1954 gli fu anche offerta la direzione del Conservatorio Nazionale, ma lui declinò la nomina preferendo restare a Trujillo, dove guidò la "Escuela Regional de Musica del Norte" dedicandosi in particolar modo all'attività corale fino al 1957, quando ritornò in Italia.
Nel 1980 fu istituito l'Incontro Latino americano della gioventù musicale "Renzo Bracesco" e nel 1981 i suoi allievi formarono un coro a lui intitolato.
Ma il maestro Bracesco si sentiva soprattutto vobbiese, infatti a Vobbia trascorse il periodo bellico formando un'ottima cantoria con l'aiuto della moglie Adalgisa Beroldo: egli era sempre pronto a vivificare le ricorrenze festive delle varie parrocchie della Val Vobbia e Brevenna con le sue sentite interpretazioni o creazioni organistiche. Cordiale con tutti, sempre sereno, viva e geniale era la sua vena musicale, grande la fede nel divino. Morí a Genova nel 1982.

TERESA RATTO, medico

Teresa Ratto nacque a Concepción del Uruguay il 13 Febbraio 1877, da Angelo Ratto (fu Giuseppe e Maria Oberti) nato a Vobbia ed emigrato nel 1870 e Sabina Rebozzio di Frassinello.
Secondogenita di quindici figli, nel 1892 ottenne il titolo di maestra dopo aver frequentato le scuole magistrali e in seguito, come privatista, sostenne positivamente gli esami del 2° e 3° anno al "Colegio Nacional del Justo J. De Urquiza ".
Nel 1895 ottenne per prima in Argentina il "bacellierato" (titolo accademico inferiore al dottorato) e nel 1903, lottando contro le difficoltá e i pregiudizi dell'epoca verso le donne, si laureó in medicina diventando la seconda dottoressa della Repubblica. Teresa abitava in una povera strada, che in quegli anni si riempiva di persone in attesa di essere vaccinate gratuitamente, su incarico della Pubblica Assistenza, contro la terribile febbre gialla che faceva strage in Buenos Aires. Durante una di queste campagne insorse una peritonite che la dottoressa Ratto trascurò, troppo occupata ad assistere i suoi pazienti: tragicamente si spense il 2 Aprile 1906 a soli 29 anni, tra il cordoglio dei familiari e dei colleghi. Nel settantennio della sua scomparsa, il Municipio della cittá di Concepción intitolò la strada dove sorgeva la sua vecchia casa alla "Doctora Teresa Ratto", questo un passo della toccante orazione ufficiale, che testimonia il profondo ricordo che ha lasciato in quelle terre:
"La senorita Teresa Ratto nació a la luz de nuestro cielo, signada por un destino superior. Su perso-nalitad exepcional, demarcó su tránsito por la vida como paradigma de voluntad; vocación indeclinable, inteligencia sensible y vívida, illumina su camino con el esplendor de la bondad, del amor, de la grandeza espiritual que dejo como legado a las generaciones que supieron comprenderla y admirarla ".
La celebrazione si svolse nel 1976, Anno Internazionale della Donna, colto come occasione per inserire il nome dell'oriunda vobbiese nella lista delle donne piú illustri del mondo.
Anche un'aula del Colegio Nacional porta il suo nome e la casa (dove tuttora abitano i parenti) é tappa per i turisti che visitano il Capoluogo della provincia di Entre Rios. Ancora nel 1999 il quotidiano "La Calle" ha dedicato due pagine al ricordo di Teresa Ratto, a testimonianza del suo impegno e del suo sacrificio per la professione medica.

BRUNO RE, scultore

Bruno Re, scultore ed intagliatore ligneo, nasce a Piani di Vallenzona il 6 maggio 1940. Attualmente pensionato, ha lavorato come tecnico presso un'industria petrolchimica.
Egli é un artista "popolare" che nell'apparente staticità di un pezzo di castagno, riesce
a ritrarre i personaggi e le scene di vita del "suo" mondo contadino, ormai quasi scomparso.
La sua scultura é semplice, realista e di interpretazione immediata ma, proprio per questo, intrisa di umanità: nelle sue opere, animali e persone hanno "un'anima", poiché sono il frutto immediato dei ricordi e delle esperienze di vita. Per questo può essere considerato anche un particolarissimo storico, che si serve dell'universale linguaggio delle arti figurative.
Tra le sue numerose sculture ricordiamo: "Rastrellamento 1944", "Carbónin ", "La raccoglitrice di lamponi dell'Antola" "Nativitá".
Notevoli anche i Cristi dove "Re, che ben conosce le privazioni e la precarietà della vita dei montagnini, riesce a modellare un Cristo-uomo che assume su di sé tutto il dolore del mondo".
Egli ha esposto in diverse mostre e personali, collabora inoltre con il Circolo Culturale "G. Dagnino" per le attività riguardanti le tradizioni popolari della Val Vobbia.


Altri personaggi


Giovanni Battista Maffeo (1860-1925), di Arezzo. Si distinse con i suoi lavoranti nella costruzione di chiese e campanili, tra le quali va certamente ricordata quella di S. Ruffino di Cerendero (Mongiardino L.) una vera "cattedrale", smisurata a confronto del piccolo paese, eretta tra il 1892 ed il 1906.
Costruí inoltre la canonica di Vobbia nei difficili anni della Prima Guerra Mondiale.
Costantino Assali (1860-1943) di Vergagni (Mongiardino L.). Sacerdote, parroco a Noceto dal 1884, venne trasferito a Vobbia nel 1886 col titolo di Arciprete e Vicario Foraneo. Uomo dal multiforme ingegno fu animatore della vita del paese in ogni ambito, fondó nel 18931a "S.O.C. di Mutuo Soccorso", si schieró in prima linea nelle "battaglie" per l'indipendenza comunale e per la costruzione della Isola-Vobbia, fece costruire la nuova canonica (14) e fu soprattutto un sacerdote esemplare nei suoi cinquantanove anni di ministero parrocchiale in Val Vobbia.
Antonio Grosso (1874-1937), di Vallenzona. Abile restauratore di campanili, rinnovó diverse torri campanarie tra cui quelle di Vobbia, Noceto e Marmassana (Isola del Cantone). Suo figlio Guido (1914) é autore dello splendido coro ligneo vallenzonese.
Pietro Scursatone, di madre nocetese (1902-1979). Laureato in matematica e poliglotta (parlava inglese, svedese, russo e finnico) abbandonó una prestigiosa e ben retribuita professione a Genova per non sottostare alle imposizioni fasciste e si trasferí a Noceto. Durante la Seconda Guerra -Mondiale fu agente di collegamento tra i partigiani e gli Alleati ed ebbe dal C.L.N. incarichi di responsabilitá e prestigio.
Era un sincero ammiratore dei contadini e della cultura della montagna tanto che, alla sua morte, volle scritto sulla sua tomba nel paese vobbiese, l'epitaffio: "Sono grato alla gente di Noceto, paese dei miei nonni, dalla quale ho potuto in tempi ormai lontani, prendere lezioni di vita".
Luigi Ratto Olave "Inca", nato a Lima (Perú) (1916-1978), da padre vobbiese e madre peruviana. Entrò a far parte della Brigata Oreste dal Luglio 1944, dopo essere fuggito dalla prigionia dei tedeschi e fu, fino alla fine della guerra, responsabile dell'infermeria di Brigata a Rosano (Al), in virtù dei suoi studi di medicina. Di lui il partigiano "Baciccia" diceva: "Il dottor Inca é un portento. lascia guarire tutti senza ostacoli. Se sono simpatici ritarda la guarigione di qualche giorno".
In seguito poi ritornó definitivamente in Perú per occuparsi dell'azienda calzaturiera del padre.
Cesare Ratto "Lampo", (1925) di Torre. Partigiano combattente nelle fila della Brigata Oreste dal 13/08/1944, era vice comandante di distaccamento.
Maurizio (1913) e Albino (1916) Oberti, di Alpe. Virtuosi e conosciuti fisarmonicisti, apprezzati insegnanti dell'arte musicale ed autori di diverse canzoni.
Egiglio Oberti (1912), di Alpe. Si é fatto apprezzare, oltre che come suonatore di fisarmonica anche come storico locale, pubblicando nel 1981 il libro "Alpe di Vobbia ".
Cristina Corzetto (1964), di Vobbia. Scrittrice e poetessa, ha ricevuto numerosi riconoscimenti tra cui il Premio Nazionale "Donne in scrittura" (Riccione) e il premio della critica al Concorso Nazionale "Cittá di San Fede". Le sue opere sono state pubblicate su riviste letterarie e sull'antologia "Amore e Poesia". All'attivitá letteraria alterna la pittura e la grafica.
Va detto che nella pubblicazione dell'Oberti é riportata una notizia su tale Giovanni Tilo Ghiglione "Attilio" (Alpe, 1900 - ?). Ricco di doti intellettuali emigrò a Rosario (Argentina) nel 1925 e sembra che la si fosse dedicato alla politica, candidandosi addirittura alla presidenza della Repubblica Argentina (19) nel 1948. Secondo testimonianze alpesi si sarebbe piazzato al secondo posto, di lui non si seppe in seguito piú nulla. Nonostante le ricerche effettuate dagli scriventi e dai soci dell'Ass. Liguri nel Mondo, non é stato possibile confermare ed integrare queste scarne ma curiose notizie.
Solo per vanità campanilistica riferiamo che forse il grande stilista "Valentino", nato a Voghera (Pv) nel 1932, ha antiche origini familiari nel paese di Arezzo, chiamandosi lui Garavani.
Diciamo "antiche" poiché da una ricerca effettuata presso gli uffici della cittadina pavese, non risultano legami vobbiesi, almeno fino ai bisnonni: ma quanti Garavano scesero in pianura a lavorare nei secoli andati!

 

 


 




 
 
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