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Le scarse notizie riguardanti Salata si
fanno piú consistenti a partire dal 1661, anno in cui il
marchese G.B. Spinola di Montessoro donò alla nuova cappella,
costruita dalla popolazione tra Salata e Caprieto, una terra arativa
e seminativa chiamata la "Cusagliola". Nel 1662 essa é
benedetta dall'arciprete di Mongiardino e paga decime al suddetto
parroco, ma nel 1700 é colpita dall'interdetto poiché
gli abitanti di Salata, Caprieto e
Casareggio non rispettano gli obblighi verso Mongiardino. Tuttavia
nel corso degli anni le concessioni verso la chiesetta di Salata
si fanno sempre piú frequenti, vista anche la distanza dalla
chiesa madre e nel 1731, é stilato il primo atto di morte.
E' il preludio all'erezione in nuova parrocchia, ottenuta dall'arcivescovo
mons. De Franchi nel 1738. Ecco com'é descritto da don Parodi
l'arrivo del primo parroco a Salata:
"Giuseppe Zignago, incaricato di reggere la nuova parrocchia
[...] dovette percorrere a piedi un buon tratto, valicando il passo
di Crocefieschi [...J. Le prime nebbie autunnali ricoprivano le
cime dei monti, i contadini erano intenti ai lavori della semina,
i colori dell'autunno incorniciavano il quadro della porzione di
territorio dove il novello pastore iniziava il suo ministero, nel
fervore della sua giovinezza e dove ormai, avrebbe dovuto trascorrere
la sua vita. Duecento abitanti, alloggiati in piccoli gruppi di
povere case ricoperte di paglia, erano il suo gregge [..J. Anche
la chiesa incompleta e la canonica, erano ricoperte di paglia. Ancora
non c'era il campanile [..J. All'interno non c'era pavimento ma
terra battuta, [..] sotto la nicchia del santo titolare era stato
costruito un rozzo altare con pietre e terriccio ".
Cosí cominciò la storia della parrocchia di Sant'Antonio
da Padova. Nel 1894 dopo essere stata dotata di tutto il necessario,
la chiesa fu ingrandita, nel 1897 il pavimento fu abbassato e il
25 Agosto dello stesso anno fu benedetta da Mons. Negrotto. La chiesa
attuale, di stile neoclassico ottocentesco ha cinque altari. . Da
segnalare é l'organo, purtroppo non funzionante, risalente
in alcune parti al 1774.
Gli Spinola di Montessoro ebbero sempre un legame ed una devozione
particolare verso la chiesa di Salata, essi la sostennero finanziariamente
e nel 1782 quando morì ad Isola il Marchese Benedetto, l'atto
di morte fu redatto nelle parrocchie di Isola e di Salata. II corpo
fu poi imbalsamato e sepolto in Genova (S. Siro), mentre le interiora
furono portate nel sepolcro di Salata, dove fu celebrato anche un
funerale. Secondo alcune fonti infatti Salata di Vobbia era detta
Salata Spinola, a differenza dell'omonimo paese di Mongiardino,
indicato come Salata Fieschi.
Va detto che recentemente (1998) nella chiesa é stata casualmente
scoperta dal sig. Arrigo Boccioni, una stampa commemorativa dell'ostensione
della Sacra Sindone avvenuta a Torino nel 1578. La stampa su lino
(xilografa e pittura) di enorme valore storico, sarebbe secondo
gli esperti dell'Istituto di Sindonologia di Torino, un'esemplare
cinquecentesco prodotto in un'unica copia. Donato a Carlo Borromeo
(futuro Santo) divenne probabilmente alla sua morte una reliquia
e in chissà quale modo giunse fino alla chiesetta di Salata,
sperduta tra i monti dell'Appennino. Il prezioso documento é
ora conservato presso il Museo Diocesano di Genova.
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