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L'impero e i suoi signori
All'inizio del XIV secolo la valle del Vobbia era giá da
tempo punteggiata dai paesi che ancor'oggi possiamo vedere: semplici
gruppi di case dai tetti di paglia, circondati da fasce e boschi,
collegati tra loro da ripide mulattiere e stretti alle chiese piú
antiche.
Da quei poveri templi amministravano i sacramenti preti demandati
dall'arciprete di Caranza (Mongiardino), che controllava le chiese
di "Vallenzona ", "Nuceto
", "Alitio" (Arezzo) e "San
Clemente", come comprendiamo dai documenti del sinodo della
chiesa genovese del 1311.
L'antica pieve si elevava quasi a cavaliere delle Valli Sisola e
Vobbia, "un miglio a Sud di Mongiardino e pressoché
nella cima del geigo" quindi in posizione centrale rispetto
ai villaggi delle due valli, ma nella prima metá del 1300
una grande frana rese necessaria la sua ricostruzione ove ancor'oggi
é visibile. Come dicevamo in precedenza, in seguito all'investitura
del 1313 Vobbia si trovó cosí stretta tra lo "stato
spinolmo" di Valle Scrivia e Borbera ed il grande feudo montano
dei Fieschi, ma i territori feudali
erano ora piú forti e nonostante le continue dispute, i signori
locali si organizzarono e si allearono tra loro per ottenere vantaggi,
autonomia dalle potenze confinanti e gettando le basi per quella
che sará chiamata confederazione dei "Feudi Imperiali
Liguri".
Nel 1394 i signori dell'Appennino firmarono infatti un accordo di
appoggio militare con il Duca d'Orleans, che incitato dai milanesi
intendeva muovere guerra alla Repubblica di Genova: fu questo un
trattato internazionale prestigioso, che chiamó in causa
la Francia, l'Impero e Genova.
I feudatari avrebbero messo a disposizione del Duca d'oltralpe quindici
castelli e vari borghi, tra cui quelli "du chastel de Cavril
avec trois villes badiéres [...], et du chastel Darexi avec
son bourg et deiux villes badiéres".
Da questo importante documento conservato nella Biblioteca Nazionale
di Parigi, veniamo a sapere che presso Caprieto esisteva un castello,
cosí come ad Arezzo e che essi erano a disposizione dei francesi
assieme a tre "ville" attorno al primo (probabilmente
Caprieto, Casareggio e Salata), al borgo di Arezzo presso il secondo
e ad altri due villaggi nei dintorni (forse Inserumi e Sarmoria).
Dei castelli di Caprieto ed Arezzo oggi non rimane piú traccia
(se non qualche ammasso di pietre squadrate nella seconda localitá)
ma essi costituivano, assieme ad altre torri e castellucci, una
rete di piccoli fortilizi con funzioni di controllo ed avvistamento
su borghi e strade.
Risale
inoltre al 1253 l'unica citazione della torre di Costapiana (forse
presso Poggio di Vallenzona) e al 1564 una investitura riguardante
il forte dei Piani, ma oltre a queste esistevano costruzioni militari
sul Bric del Castelletto, sopra Sarmoria (a guardia di una variante
della Via del Sale), sul Bric del Castelluccio, presso Vigogna e
sul Bric della Torre, sopra l'omonima frazione.
Tra i tanti avvenimenti politici che interessarono le valli dell'Oltregiogo
in questo periodo, citiamo ancora il trattato di pace tra Genova,
Venezia, Milano e Firenze, che i feudatari sottoscrissero nel 1454
e che conferma l'importanza che i feudi liguri assunsero all'epoca:
uno strategico "cuscinetto" incastonato tra i potenti
stati dell'Italia Settentrionale, con il loro ruolo nello scacchiere
diplomatico. Ma ancora una volta si rende necessario sorvolare su
molti dei densi avvenimenti di questi secoli, poiché non
riguardano direttamente il territorio vobbiese e poiché su
di esso si intrecciano le vicende di almeno quattro signorie, che
detengono il potere su diverse zone o addirittura su porzioni di
paesi. Non completamente corretto é quindi, a nostro giudizio,
legare la storia della valle solo alle vicende del feudo fliscano
di Croce, relegare ad un ruolo marginale il Castello della Pietra
e non considerare altre dipendenze.
Nel 1487 fu redatto il primo corpo legislativo del feudo di Savignone
e Croce: gli "Statuta Criminalia et Civilia", una codificazione
delle antiche consuetudini che arginarono l'arbitrio assoluto del
feudatario e nella prima metá del 1500, vi furono importanti
cambiamenti territoriali, dai quali possiamo tentare di trarre un
quadro generale della suddivisione del territorio.
Nel 1518 gli Adorno subentrarono agli Spinola al Castello della
Pietra, ottenendo il dominio del maniero e di altre localitá,
come si comprende dal giuramento che Prospero Adorno ricevette qualche
decennio dopo, da parte degli uomini di Vobbia, Vigogna, Vallenzona,
Arezzo ed Alpe, tutte ville poste in piena giurisdizione storiograficamente
attribuita a Croce.
Nel 1548 l'imperatore Carlo V concedette invece la prima investitura
ufficiale ai Fieschi, nella persona di Ettore, unico della sua famiglia
a mantenere i propri possedimenti dopo la fallita congiura ordita
da Giannetto nell'anno precedente. Egli fu investito di Savignone
(con Casella e la Valbrevenna), Croce e di parte di Mongiardino.
Maggiori indicazioni sui possedimenti del casato ce li fornisce
l'atto di separazione del grande feudo di fliscano in due parti,
che il 16 Aprile 1678 assegnó al Conte Innocenzo Fieschi
i villaggi di Camarza, Parissone, Serra, Vallegie, Strassera, Vallemara,
Vobbia, Noceto, Torre, Selva, Arezzo, Vigogna, Poggio, Vallenzona,
Costa, Alpe, il diritto di pedaggio e proprietá sui mulini
di Costa, Parissone, Vobbia e la Gabella della Croce.
Cosí dopo quattro secoli Croce riacquistó la sua autonomia.
Ma come si nota, anche confrontando i diversi elenchi, molti di
questi villaggi erano anche territorio dei Marchesi Adorno. Quindi
semplificando, possiamo affermare che dal XVII al XVIII secolo Croce
ebbe giurisdizione sulle maggiori porzioni di tutti i paesi della
valle sopracitati, che da Borgo Adorno (Castello della Pietra) dipendeva
interamente Torre, che Salata, Caprieto e Casareggio erano legati
in parte agli Adorno ed in parte agli Spinola (compartecipi anche
in Montessoro), come Vallenzona, Arezzo, Alpe, divisi, tra Adorno
e Fieschi.
Ma non vanno tuttavia escluse altre proprietá miste per esempio
a Vobbia.
Aggiungeremo inoltre a titolo di curiositá, che alla fine
del XV secolo, i Cavalieri di Malta possedevano "due orti nel
luogo detto Caneto" presso Vallenzona e che anche il feudo
di Busalla aveva rendite in Val Vobbia: nel 1728 erano infatti riscossi
fitti a Costa, Sarmoria e Vallenzona.
Ai nostri occhi una confusione terribile!
Nel 1562 un'importante relazione sui feudi commissionata dal Ducato
di Milano ci fornisce ancora importanti indicazioni:
"Notte delle terre al confine a Genovesi [...]:
Imperial Mongiardino, quale é del Signor Jacomo Spinola,
confina con La Preda miglia n° 5;
Imperial La Preda (Castello della Pietra - n.d.r.) con un castello
forte
d'Artilaria, quale é della Sig.ra Maddalena Adorna,
confina con la Croce a miglia 2,
Imperial La Croce del Signor Hector del Fiesco, confina
con Savignono et Buzalla a miglia 3 ".
Ma la situazione economica di questo periodo per i "terrazzani"
non era rosea e ció si evince anche da uno scritto del XVI
sec., che afferma come a "Pasqua et ogni altra festa principale
calano a Genova una gran quantitá di montanari, [...], per
cagione di dimandare elemosine" dalle "vicine montagne".
Il Rinascimento giunse poi anche sui monti dell'Appennino ed i feudi
liguri conobbero nuovo prestigio, divenendo contee, baronie e marchesati,
con il governo dispotico dei suoi nobili che si fece piú
equilibrato. Vennero elaborati statuti comunitari, chiese, palazzi
e piazze furono abbellite, piú volte i signori corsero in
aiuto della magra economia contadina e la vita, seppur dura, si
fece migliore.
Al XVII sec. risale una nuova edizione degli "Statuti di Savignone",
che regolerá la vita del territorio fliscano fino alla promulgazione
delle leggi del Feudo della Croce nel 1733.
Nell'ordinamento del potere feudale, dopo il "magnifico"
signore, veniva il Podestá, suo vicario, detentore dei poteri
di giudice, investigatore e cancelliere; era assistito da "un
Cavallero e due Messi", risiedeva nel Palazzo di Savignone
e ogni mercoledí e sabato si recava nel Borgo della Croce.
Vi era poi il Commissario che curava le funzioni di repressione
e riscossione delle tasse (ed era naturalmente molto ben voluto...),
il quale aveva alle sue dipendenze i Caporali, uno per frazione
e i Maestrali (due per frazione), che si occupavano di questioni
minori, ordine pubblico e collaboravano con i superiori; le carceri
si trovavano a Croce e a Lago (Mongiardino). L'amministrazione delle
proprietá era affidata a funzionari detti "Agenti Camerali",
mentre il commercio veniva regolato dall'Ufficio dei Maestrali,
che fissava i prezzi dei generi alimentari.
Tuttavia a Croce, dopo il 1733, Podestá e Commissario erano
una sola persona, solitamente un notaio, come nel 1772 quando "Giandomenico
Fugacci Dottore d'ambo le leggi" assolveva a tali funzioni.
Ma particolari poteri sembra li avesse anche il castellano della
Pietra, che ricopriva in sé molte delle funzioni elencate.
Nell'archivio del Castello di Borgo Adorno sono conservati gli originali
"in bianco" delle patenti che Luigi Adorno, "del
Sacro Romano Impero libero Marchese [...], dovendo per il buon regolamento
dei Nostri Sudditi eleggere un Caporale", concedeva a chi si
rendeva degno di questa carica, per l'una o per l'altra frazione.
Inoltre per diversi anni i Fieschi fecero giungere a Croce e a Vobbia
mercenari corsi con funzioni di polizia, visto che molti erano i
criminali (sovente fuoriusciti dalla Repubblica) che infestavano
la vallata, come quelli che uccisero il povero mugnaio Battista
Scurino con un colpo d'archibugio sparato attraverso il tetto di
paglia. Spesso peró si degenerava nel sopruso verso gli innocenti
e nel 1645 infatti, alcuni di questi soldati furono uccisi per vendetta
nel territorio di Arezzo.
Ma i dissidi erano all'ordine del giorno...
Le entrate dei feudi erano costituite dai pedaggi e dalle gabelle
sulle strade imposte ai mulattieri, dalle tasse sulla macellazione,
dal diritto di osteria, dalle tasse sul tabacco, sul vino, sul sale,
sui giochi d'azzardo, ecc.. Inoltre parte degli introiti provenivano
dai mulini che, o erano di proprietá feudale (come quelli
di Vobbia), o erano privati e quindi soggetti a tributi. Molto ambito
era il giá citato mulino di Vallenzona che incredibilmente
pagava affitti al feudatario di Croce, agli Spinola di Montessoro,
alla Camera feudale di Busalla e alla chiesa di Senarega!
Certamente la maggior fonte di guadagno per i feudatari erano peró
le "gabelle" sul passaggio delle merci visto che Croce
e Vobbia, borghi lungo la Via dei Feudi Imperiali, erano "stazioni"
di sosta, piazze di scambio e di immagazzinaggio delle merci nonché
(soprattutto Vobbia), paesi ricchi di osterie e ricoveri per mulattieri
e viandanti.
Le tasse erano pagate solitamente in natura con 'polastri ",
"caponi ", 'formagiette ", fieno, grano, castagne,
ecc. ma anche in moneta.
Inoltre i feudatari controllavano scrupolosamente la produzione
(peraltro modesta) del grano, che i sudditi Adorno dovevano ammassare
nei tre granai di proprietá del Marchese, a Pareto (Valbrevenna),
Gordena (Val Borbera) e ovviamente Torre.
Su quest'ultimo il castellano della Pietra, Michele Bisio, nel 1788
fece apporre lo stemma araldico del casato.
Complicato era il sistema di misure adottato. Sappiamo per esempio
che nel 1681 la "scossa" del Marchese Adorno era pagata
a Torre, Vallenzona e Vigogna, secondo la "Misura di Montesoro",
ad Arezzo con la "Misura di Genova" e a Vobbia con la
"Misura della Croce"; ma altrettanto varie erano le unitá
di misura per quantificare i vari generi: "mine, rubbi, libbre,
rastelli, staia, cantari, bugliole", ecc..
Va detto inoltre che nel feudo circolava ogni tipo di moneta: Doppie
di Portogallo e di Savoia, Zecchini di Firenze, Sovrane, Talleri,
Ungare, "parpagliole" di Piacenza, monete austriache,
di Venezia, Roma, Milano e Genova, falsi coniati nei feudi imperiali
e Soldi di vari stati italiani... la "moneta unica" era
ancora lontana, ma gli osti vobbiesi sapevano ben districarsi in
quella babele numismatica.
Gli anni a cavallo tra il XVII e XVIII secolo costituirono per i
sudditi dei feudi un periodo di relativa tranquillitá, con
i nobili per lo piú impegnati a tessere la trama dei loro
affari in Genova e a districarsi tra gli impegni militari e politici
alla corte imperiale di Vienna.
Contadini e montanari fondarono in tutti i paesi le Confraternite,
organismi che contribuirono allo sviluppo sociale della valle con
regole di reciproca assistenza e solidarietá, ma anche di
ferrea disciplina.
Nel '600 e nel '700 frequenti furono le soste di truppe ed eserciti
di passaggio, con l'obbligo per i popolani di fornire vitto e alloggio
e spesso con l'aggiunta di odiosi tributi extra da parte dell'erario
austriaco: tributi che in piú occasioni furono pagati dai
nobili, vista la povertá delle comunitá rurali, non
senza originare momenti di forte tensione con gli inviati imperiali.
Nel 1625 durante la guerra tra il Ducato di Savoia e la Repubblica
genovese, molti danni si patirono anche in Val Vobbia dove "essendo
che la soldatesca passata se ben le si é data soddisfatione
al possibile non ha mancato di rubbare robbe, danari e bestiame,
arme e ció che hanno potuto e [...] particolarmente hanno
fracassato le case diSalata, Scaglione, Vobbia, Vallemara, Camarza
et altri luoghi".
Ma dei tanti conflitti di cui le Valli dello Scrivia furono teatro,
tra i peggiori vi fu quello del 1746 tra austriaci e genovesi, che
interessó di riflesso anche Vobbia, che tra l'altro dovette
consegnare "rubbi mille" di fieno per il sostentamento
dell'esercito che attuava il "Blocco di Tortona" .
I genovesi incitati dalla rivolta del "Balilla" scacciarono
dalla cittá le truppe occupanti di Maria Teresa d'Austria,
che si rifugiarono in parte a Casella. I soldati della Repubblica
allora attaccarono il pacifico borgo fliscano e per rappresaglia
lo incendiarono: solo la chiesa, con gran parte della popolazione
terrorizzata e sbarrata all'interno, si salvó.
Ma Casella fu completamente distrutta, cosí la gente del
paese e dei dintorni fu costretta a girovagare in altre contrade,
in cerca di cibo e riparo, tra malattie, stenti e miseria: oltre
cento profughi giunsero a Vobbia. Nel bosco della Braja, a Croce,
si accampó anche una guarnigione austriaca e tra questa folla
di disperati bisognosi di tutto, scoppió la peste che si
diffuse in breve alla popolazione dei paesi: nel 1747 morirono a
Croce duecentodieci persone, a Vobbia ottantasette....
Ma dopo ogni "bufera" la gente, in qualche modo, riprendeva
le proprie attivitá e in questo ultimo scorcio di vita del
XVIII secolo i rapporti della popolazione con i suoi signori sembrano
buoni, l'economia tutto sommato prospera, i vobbiesi fanno buoni
affari con i viandanti lungo la strada per Genova e la Padana, mentre
i paesi piú elevati, con maggior fatica, si dedicano totalmente
alla coltivazione delle fasce, all'allevamento delle capre e del
bestiame.
Viene completata la nuova chiesa di S.M. delle Grazie e anche le
altre chiese della valle sono ingrandite o abbellite, segno questo
di una qualche disponibilitá economica della popolazione.
Tutto scorreva tranquillo nell'ordine precostituito delle cose:
il "magnifico" signore, il commissario prepotente, il
parroco fonte di speranza ultraterrena e consolazione in vita, le
"fascette", gli animali e la famiglia da sfamare con l'incubo
di un'annata "storta": non in schiavitú come nel
1200, certamente, ma in silenzio, senza poter uscire da questo cerchio
di elementi, senza poter opporsi alle regole.
Tuttavia albeggiavano all'orizzonte della Storia nuovi accadimenti.
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