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  TRINARI, comune di Vobbia  
 

II 13 gennaio 2003 mi sono laureata presso l'Universitá di Genova in Conservazione dei Beni Culturali con una Tesi intitolata "L'Ordine Trinitario in Liguria in Età Moderna. Immagini e devozione".
L'Ordine Trinitario per il Riscatto degli Schiavi (questo é il nominativo completo dell'Ordine) nasce nel nord della Francia alla fine del XII secolo.
I suoi fondatori sono i Santi Giovanni di Matha e Felice di Valois.
Giovanni, durante la celebrazione della sua prima messa, ebbe una visione profetica che gli svelò il suo destino: egli vide Gesú Cristo in trono affiancato da due schiavi, uno bianco e l'altro moro.
Questa visione gli fece comprendere la sua futura missione: dedicarsi alla liberazione e alla redenzione degli schiavi cristiani caduti nelle mani dei musulmani.
II problema della schiavitù era molto sentito al tempo della fondazione dell'Ordine proprio perché si attraversava il periodo delle Crociate contro gli Infedeli e quindi vi era un continuo scontro tra Cristianità e Islam per il controllo dei Luoghi Santi in Medio Oriente.
I religiosi trinitari erano impegnati nella raccolta dei proventi necessari al riscatto degli schiavi e organizzavano i viaggi di riscatto partecipando in prima persona mettendo a repentaglio la propria vita.
La questione della schiavitù per la fede, terminato il periodo delle Crociate, si ripropone dopo la caduta dell'Impero Bizantino d' Oriente, evento che spalanca le porte dell'Occidente alle forze islamiche ottomane.
E' cosí che l'opera dei Tninitari sarà ancora preziosa per molti secoli.
Per quanto riguarda la Liguria, il problema della schiavitù diventa preponderante a causa delle continue scorrerie che i "Barbareschi" Nordafricani compivano contro le navi cristiane e sulle coste della Riviera.
Non ci deve stupire quindi il fatto che in tutto il territorio della Repubblica di Genova (che nell'età moderna comprendeva anche alcune zone del basso Piemonte), sia nelle zone costiere che nell'entroterra, sorsero Oratori intitolati alla SS. Trinitá sedi di Compagnie o Confraternite dedicate alla SS. Trinitá per il Riscatto degli Schiavi che coadiuvavano l'opera dei religiosi trinitari nella raccolta degli ingenti mezzi finanziari necessari al riscatto.
La mia ricerca ha voluto proprio evidenziare la presenza di questi piccoli organismi sparsi sul territorio ligure, cosí importanti ed efficienti, molti dei quali oggi non esistono piú, la loro storia e l'antica devozione verso la SS. Trinità.
Anche a Vobbia ritroviamo una di queste Confraternite legate al culto della SS. Trinità (come anche a Borgo Fornari, Serra-valle, Gavi etc.).
Dopo questa breve introduzione all'argomento della mia ricerca, mi soffermo a descrivere la realtá di Vobbia. Come molti ben sanno l'Oratorio di Vobbia risale agli inizi del XVII secolo.
In quel periodo il paese dipendeva ancora dalla vicina Parrocchia di Noceto ma iniziava già ad ingrandirsi e ad avere quindi maggiori esigenze devozionali.
Vobbia é il capoluogo della valle che, come il paese, prende il nome dal torrente omonimo, affluente del fiume Scrivia.
II borgo nasce e si sviluppa durante il Medioevo grazie ad una delle "Vie del Sale", quella che da Genova, attraverso Crocetta d'Orero, Crocefieschi, Vobbia, Mongiardino, raggiungeva la Lombardia.
Noceto, che oggi é una frazione di Vobbia, era certamente piú popolato e a Vobbia c'erano solamente delle locande per i viandanti.
Ma nel Seicento la popolazione del paese aumenta notevolmente e nasce quindi il bisogno di una Chiesa.
Sorge cosi l'Oratorio, a quel tempo semplice cappella dedicata alla Beata Vergine delle Grazie.
II 22 Giugno 1697 Vobbia ottiene il titolo di Parrocchia togliendolo a Noceto.
L'Oratorio funziona da parrocchiale sino a che non é ultimata la costruzione della Chiesa, e nello stesso tempo é sede della Confraternita intitolata alla Santissima Trinità.
Nel 1701 viene inviato un Decreto del Procuratore Generale dell'Ordine Trinitario che attesta l'affiliazione della Confraternita della SS. Trinità di Vobbia all'Ordine Trinitario, indirizzato a Don G.B. Beroldo Rettore della Chiesa parrocchiale della Madonna delle Grazie.
II Decreto é conservato tuttora nell'oratorio, incorniciato e ben leggibile.
Nel coro ritroviamo le immagini dei due Santi fondatori dell'Ordine Trinitario, San Giovanni di Matha e San Felice di Valois, affrescate da un anonimo verso la metà del XVIII.
Le pesanti ridipinture che questi affreschi hanno subito attestano una devozione sempre viva nel corso del tempo, da parte dei Confratelli, verso i due Santi trinitari.
All'interno dell'Oratorio é conservato uno stendardo dipinto, con la SS. Trinità e due trinitari che spezzano le catene di uno schiavo.
Esiste ancora il Segnapresenze della Confraternita, un oggetto che difficilmente si trova tuttora negli oratori e che consiste in un pannello in legno, originariamente inserito nella parete lignea del coro, in cui venivano segnate le presenze dei confratelli alle riunioni della Confraternita, per mezzo di chiodini affissi accanto ad ogni nominativo.
Nel fastigio settecentesco, collocato sopra la parete del coro accanto all'entrata, possiamo notare la tipica croce trinitaria rosso celeste.
E' insolito che in un paese lontano dal mare come Vobbia, apparentemente estraneo al pericolo delle scorrerie, sia nata una Confraternita avente lo scopo di contribuire alla raccolta di fondi da destinare al riscatto degli schiavi cristiani.
Le spiegazioni di questo fatto sono molteplici: la necessità di contributi era molto forte e la causa in questione molto sentita, e non é da escludere la possibilità che qualche compaesano si fosse imbarcato e fosse diventato schiavo in terre musulmane.
Le offerte venivano inviate presso la sede dei Trinitari di Genova a San Benedetto di Fassolo, la Chiesa accanto al Palazzo del Principe Andrea Doria
Nell'Oratorio é conservato anche un foglio a stampa datato 1705 ("Catalogo") con un elenco degli schiavi genovesi per la maggior parte originari della riviera e corsi, ancora in mano musulmana.
II Magistrato della Repubblica per il Riscatto degli Schiavi pubblicava questi elenchi dopo i viaggi di redenzione e poi li distribuiva alle Confraternite per aggiornarle sulla situazione degli schiavi liberati, rinnegati o ancora da liberare.
Nel "Catalogo" in questione notiamo che accanto ad alcuni nomi stampati é stato segnato a mano il termine "riscattato" o "rinnegato".
Particolarmente interessante sono anche due libricini formato tascabile,una copia del 1694 e una identica ristampa del 1726, conservati presso l'Oratorio, che probabilmente appartenevano alla Confraternita e venivano letti dai Confratelli piú istruiti.
Si tratta del: "Direttorio per li Confratelli dell'Ordine della Santissima Trinità del Riscatto composto dal P.F. Giuseppe Monier Procuratore Generale del suddetto Ordine".
Questo libricino veniva stampato a cura dei Padri Trinitari del Convento di San Benedetbo di Genova.
Sebbene la copia piú antica conservatasi sia del 1694, possiamo supporre che il volumetto venisse stampato già tempo prima.
Nelle prime pagine viene ricordata la necessità dell'impegno dei ministri della fede nell'opera del riscatto a fronte del considerevole problema della schiavitù {"E si dura e acerba la mendicità di quei miseri schiavi che collá nelle barbare contrade incatenati si trovano, che ci ha sforzati a far ricorso al zelo pastorale delle Signorie loro illustrissime per implorarne la protezione"), e l'importanza dell'esempio di Sant'Ambrogio che nei suoi scritti evidenzia la necessità di riscattare gli schiavi piuttosto che arricchire le chiese.
Nelle pagine successive troviamo la narrazione della vita dei due Santi fondatori dell'Ordine Trinitario, Giovanni dí Matha e Felice di Valois, un sommario delle indulgenze concesse alle Confraternite, L'elenco delle festività da celebrare e tante altre direttive che riguardano la vita della Confraternita. Si trattava probabilmente di un vero e proprio "vademecum" del buon confratello.
Vorrei ringraziare la Signora Maria Ratto, una delle persone che si sono maggiormente impegnate in questi anni per la valorizzazione dei territorio vobbiese, per il tempo dedicatomi e per il prezioso aiuto dato alla mia ricerca: Spero di aver contribuito con essa ad incrementare la conoscenza e la valorizzazione di Vobbia e della sua Valle.
Lidia Manueli







 
 
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