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  VALLENZONA San Fermo, comune di Vobbia  
 

La cappella di San Fermo

Salendo fino all'estremo confine della Val Vobbia, a 1177 metri di altitudine si trova la cappella di San Fermo, posta sul confine e sullo spartiacque che divide il Piemonte dalla Liguria. Dal monte, si gode di una spettacolare vista sull'Appennino, sulle Alpi Occidentali e sul Mar Ligure.
La cappella, architettonicamente piuttosto scarna ci tramanda una storia millenaria. Il 25 Maggio dell'869 d.C. l'Imperatore Ludovico II (pronipote di Carlo Magno) donava alla consorte Angelberga la Corte di Dova: cioé il territorio in cui sorse in seguito l'Abbazia benedettina di San Clemente, filiazione del cenobio di San Fruttuoso di Capodimonte. Il paese di Dova Superiore sorge, oggi come allora, sul versante borberino del monte di San Fermo.
In realtà non esistono documenti che indichino la presenza certa di un'insediamento monastico già in quest'epoca, ma diverse tracce storiche ne rendono verosimile l'esistenza giá ben prima dell'anno 1000.
L'abbazia, che fu certamente un insediamento di piccole proporzioni, ospitava monaci dediti all'agricoltura e all'assistenza dei pellegrini e dei viandanti, che percorrevano la "Strada di Lombardia" verso la Pianura Padana o verso Genova.
Probabilmente il sito religioso fu distrutto alla fine del X secolo, come altri nella zona, dai pirati Saraceni (o forse da una frana) e al suo posto rimase l'attuale cappella, costruita sulla sommitá del monte, mentre il convento si trovava dove ora sorge il villaggio chiamato San Clemente, in Comune di Carrega Ligure (Al).
A confermare l'esistenza di tale insediamento diverse leggende e toponimi, come "la fontana dei frati" situata appunto presso il piccolo villaggio in direzione di Agneto. Lo storico prof. Tacchella afferma anche che dopo la distruzione di San Clemente, l'abbazia madre di San Fruttuoso rifondò una chiesa monastica sulla vetta del monte, la quale ereditò i beni feudali, le rendite dell'abbazia e che esistette forse per due secoli. Ma anche per questa teoria non vi sono testimonianze certe.
Assodato invece é il fatto che il titolo di Abate di San Clemente ed il possesso della chiesetta fu sempre molto ambito dai prelati dell'epoca, anche per i sostanziosi redditi che esso fruttava.
Dopo il 1100 infatti il governo della cappella passò al clero secolare: nel 1206 prete Fulco dichiarava di reggere la chiesa di San Clemente sia per l'Arcivescovo di Genova, che per il Vescovo di Tortona, mentre nel 1311 al sinodo genovese era presente il ministro di San Clemente ("Sancti Clementis").
Nel 1385 la chiesa é tassata di lire 2,6 da versare alla Santa Sede, importo notevole, secondo solo alla Pieve di Mongiardino che denota, ancora una volta, l'importanza del sito.
Tuttavia nel 1582 mons. Bossio ordina la demolizione della chiesetta poiché vi potevano dormire 'persone erranti capaci di commettere qualsiasi atto nefando ", ma ciò evidentemente non avviene poiché ancora nel 1596 viene ordinato di distruggerla o provvedere a ripararla.
Nello stesso anno gli arcipreti di Mongiardino avevano ancora diritto di riscuotere i fitti sugli antichi beni feudali dell'abbazia.
Nel 1652, la chiesa aveva il proprio rettore e ne era patrono il nobile Gerolamo Spinola mentre nel XVIII sec. Giacomo Filippo Fieschi si diceva abate di San Clemente, citando in un atto il "dominio diretto dell'abazia di San Clemente"; "data nella nostra Abazia [..] 1768". Probabilmente in seguito la chiesa passó sotto la giurisdizione vallenzonese, dopo l'altalenante soggezione alle Pievi di Mongiardino ed Albera.
Nel 1891 i Remondini scrivevano: "Dell'antico monastero scorgonsi ancora parecchi ruderi e due statue", infatti l'edificio sacro fu forse riedificato nelle forme attuali di chiesa campestre attorno alla metá del '600.
Piú recentemente San Fermo subì due volte il bombardamento dei cannoni tedeschi posti a Crocefieschi nel 1944-45 e fu adibita a rifugio sia dai partigiani, sia dai soldati tedeschi, ma fu prontamente restaurata dalla popolazione che, devota, sale ancor oggi dalle valli limitrofe al monte ogni 9 Agosto per la festa del titolare.

Nell'Anno Santo del 2000 é stata onorata del titolo di "Chiesa Giubilare" per un giorno, in occasione della celebrazione officiata tra gran folla dal Cardinale di Genova. L'interno dell'edificio si presenta ad una sola navata, con abside finale che accoglie l'altare.
Sopra allo stesso é posta una moderna statua di San Fermo in legno policromo, mentre ai lati sono collocati due bassorilievi di Santi, recanti lo stemma Spinola, che la tradizione indica come provenienti dalla remota Abbazia di San Clemente.


 
 
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