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Fra le occupazioni che una volta si svolgevano non solo da noi
ma in tutti i paesi, c'era quella del campanaro.
Le campane elettrificate saranno comode, ma quante volte sbagliano!
Sia perché non sono state programmate a dovere, sia perché
quando si cambia l'orario delle funzioni, loro non lo possono sapere
e... suonano fuori tempo.
Fra i campanari della val Vobbia se
ne ricordano due in particolare, il campanaro di Arezzo,
Angiulin, ma chiamato da tutti Peguin che é scomparso da
poco tempo e la campanara di Vobbia, la Main nonna di Valerio, scomparsa
da molti anni.
Per Peguin era sua somma gioia andare a suonare in tutte le feste
patronali. E come suonava bene e che orecchio musicale aveva, pur
essendo-sordo... come una campana. Egli non solo suonava ma registrava
lo scampanio nelle feste vicine e lontane per godersi poi a casa
e farli godere dagli altri i concerti campanari registrati.
Sempre allegro ed ottimista pur avendo avuto una vita travagliata;
la morte in età giovanissima della prima moglie, piú
tardi la morte anche della seconda. E quante fatiche durante la
guerra! Per poter tirare avanti la famiglia si era messo a fare
l'ambulante: con il suo mulo girava le valli a comprare e a vendere
le merci piú disparate. Era una persona sempre lieta, gioviale
e gentile con tutti, e tutti se ne sente la mancanza sia durante
le feste, sia quando, andando ad Arezzo, non notiamo piú
la sua presenza.
L'altra campanari, la Main, apparteneva ad un'altra generazione,
quella a cavallo fra I'800 e il 900. Abitando vicino alla chiesa,
la sua famiglia era campanara per tradizione. A lei spettava suonare
l'Angelus al mattino prestissimo, a mezzogiorno e alla sera, suonare
per la Messa e per il Vespro. E allora non si suonava due volte
come ora ma ben cinque volte per ogni funzione. Andava pure a suonare
quando si avvicinava un temporale per invitare la gente a pregare
onde allontanare la disgrazia della grandine. E al venerdí
alle tre, suonava per l'agonia del Signore e, quando occorreva per
ogni morte in parrocchia. Era un suono cosí lento e flebile
che dava proprio l'idea di una vita morente.
La Main peró suonava soprattutto
a festa. Per questo doveva salire sul campanile fino al piano delle
campane, fosse bello o brutto, caldo o freddo, a mezzanotte di Natale
o a mezzogiorno del Sabato Santo. E come sapeva suonare quando si
accompagnava alla sepoltura un bambino: era un suono a festa, ma
senza essere chiassoso, suonava a festa per un angioletto e nello
stesso tempo esprimeva il dolore per la sua scomparsa.
La Main esercitava pure un altro mestiere: quello della postina.
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