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VOBBIA E LE FRAZIONI
Prima di spiegare l'origine storica del paese, vale la pena fornire
qualche notizia sul toponimo che lo individua. Esso é di
probabile origine preromana, legato alle tribú liguri che
popolarono l'Appennino, ma gli studiosi di questa ostica materia
forniscono in merito diverse interpretazioni.
Gaetano Poggi ci spiega che "Vu-beia" significa "gente
(o borgo) sul torrente", dove "vu" é l'insieme
dei viventi e "bela" é il "beo", il fosso,
termine riscontrabile ancor oggi nel dialetto.
Circa della stessa opinione é anche Clelio Goggi che associa
Vo-bbia a Bo-bbio (Pc), vedendo nel "vo" e nel "bo"un
"torrente" e nel "bia", "bio" un "movimento
verso il basso": Vobbia sarebbe quindi "la via delle acque
verso il fondovalle".
Sulla stessa linea le supposizioni (perché sempre di questo
si tratta) che legano "Ubia" a "Scr-ibia" ed
altre piú "pratiche" che vogliono il termine "vobbia"
derivante dalla "V" che i due torrenti formano unendosi
nel fondovalle.
In generale, seppur con qualche riserva, queste interpretazioni
ci sembrano verosimili, viste le vicende del paese e della sua gente,
da sempre legate ai torrenti.
Piú fantasiosa, ma anche piú intrigante, é
la spiegazione fornita da Giulio Miscosi, che vuole Vobbia come
l'antica Val d'Olbia degli Olvii, violenta tribú di origine
sciita
(Mar Nero) emigrata fino sul Tirreno e relegata poi in Sardegna,
dove fondó la cittá di Olbia (4). Giulia Petracco
Sicardi invece, riconduce il toponimo a "vidubula" riconoscendone
peró il legame con i torrenti.
D'ogni modo il borgo di Vobbia sorse probabilmente nell'Alto Medioevo
in relazione alla Via del Sale, ma fu per secoli solo un "posto
tappa", una localitá di lavoro per osti, stallieri e
commercianti che risiedevano a Noceto o
in altre frazioni limitrofe. A conferma di queste ipotesi ci viene
il fatto che il paese ebbe un proprio edificio religioso in epoca
relativamente tarda.
La prima notizia documentabile risale al 9 Giugno 1252, quando Giovanni
Re e Retegno di Mongiardino, stipulano un atto in Vobbia ("veoblia")
e allo stesso giorno risale una promessa di fedeltá che diversi
uomini formalizzano verso Opizzone della Pietra. Era quindi presente
all'epoca un notaio.
Il paese rimase solo una "stazione" dove gli uomini e
gli animali potevano trovare ricovero fino al 1600, quando cominció
la sua storia ecclesiastica, con la costruzione dell'Oratorio
della SS.ma Trinitá.
Poi Vobbia, come le gran parte delle altre frazioni del suo attuale
territorio comunale, sará legata alla Croce per circa seicento
anni.
Da citare é l'atto di divisione del feudo di Savignone del
1678: nell'importante documento é citato il paese ed il suo
mulino, che esisteva giá nel 1568, mentre nel 1732 veniamo
a sapere che i mulini sono due, con macine mosse dalle stesse acque.
Vobbia conserva l'atmosfera tipica del paese dell'entroterra, con
le botteghe che si aprono sulla strada che dalla "Provinciale"
conduce a Piazza della Posta.
La spoglia facciata dell'oratorio compone l'umile scenografia della
piazzetta principale, assieme al bar, unico luogo di ritrovo per
giovani ed anziani, mentre alzando lo sguardo, la chiesa parrocchiale
ed il municipio "controllano" i loro amministrati, favoriti
dalla posizione sopraelevata.
Salendo verso la parrocchia si scopre l'intrico delle viuzze, degli
archi e delle antiche case, percorrendo l'acciotolato purtroppo
deturpato da troppo asfalto. Tra gli edifici anche i resti dei due
vecchi mulini.
Lungo il torrente Fabio sorgono le case piú antiche del Capoluogo
che ancora tramandano la vista delle architetture tipiche; in direzione
di Croce, prima del bivio per Selva, si trovano invece i locali
dell'ex cinema, utilizzati ora per mostre, conferenze e feste.
Il paese geograficamente é delimitato dai torrenti Fabio
e Vallenzona, che unendosi originano il Vobbia, a circa 460 m. s.l.m.
Sul cuneo di territorio tra il Monte Craví ed il Vobbia sorge,
a 490 m s.l.m., Torre. La
frazione, un tempo limitata al poggio sovrastante la strada provinciale,
nel dopoguerra ha conosciuto nuovo sviluppo (proprio lungo la strada
proveniente da Isola) anche se gli edifici piú recenti risultano
in contrasto con le tipologie architettoniche locali. Torre, fece
sempre parte della giurisdizione del Castello della Pietra ed era
in pratica l'unico centro abitato del feudo.
Sulla collina sovrastante sorgeva probabilmente l'antica Torre del
Poggetto, mentre alla destra dell'abitato troviamo, vigilata da
un cipresso, la cappelletta di Sant'Antonio costruita all'inizio
degli anni Trenta (8). Tra le stradette e le vecchie case del paese,
si apre una caratteristica piazzetta, sulla quale si affaccia una
lapide commemorativa e due colonnine marmoree, indicate dalla tradizione
come provenienti dal citato fortilizio. Il 14 Agosto 1864 la frazione
fu completamente arsa dalle fiamme.
Al di lá del torrente Fabio sorge la terza località
che nella visione attuale compone il capoluogo: l'omonima Fabio,
toponimo di sicura origine romana.
L'abitato propone ancor oggi la vista delle tipologie costruttive
delle antiche locande e tangibili segni del passaggio della Via
del Sale.
L'area pubblica che sorge accanto é interessata da un progetto
per la realizzazione di una struttura polifunzionale turistico-sportiva.
Le poche case nei pressi del ponte stradale sono denominate Canova.
Piú distante troviamo invece Selva, villaggio che
sovrasta la confluenza tra il Vallenzona ed il Rio Cascé
e nel quale attorno al 1835 si inizió la costruzione di una
cappella mai terminata. La prima citazione della frazione risale
al settembre 1235, "Selvam ": essa deve il suo nome alla
vicinanza delle "selve", dei boschi.
Lo stato d'anime del 1734 ci informa che a Vobbia (e Fabio) risiedono
199 persone, a Torre 116, a Selva 155.
Fanno parte del territorio vobbiese anche le case che sorgono ai
piedi del Castello della Pietra, chiamate appunto "alla Pietra"
ed altre abitazioni lungo la sterrata che, poco prima del Ponte
di Zan, conduce a Busti (Frazione di Isola del Cantone).
I cognomi tipici e piú antichi sono: Risso, Beroldo (Vobbia);
Rebottaro, Imperiale (Selva); Ratto (Torre).
Secondo lo studioso Poggi (1900) Beroldo, nell'antica lingua dei
liguri, significherebbe "irrigatore di terra verdeggiante"
mentre Reggiardo, altro cognome di queste valli, "irrigatore
del fossato". 1 Risso sarebbero invece "quelli che abitano
sul torrente". Anche i cognomi portano quindi testimonianza
delle origini dei vobbiesi legate, nel bene e nel male, alle acque
dei loro torrenti.
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