| |
L'Oratorio della Santissima Trinitá e
la Confraternita
L'oratorio
di Vobbia é una costruzione assai
modesta, esternamente spoglia, tuttavia la sua storia si confonde
con la leggenda. La tradizione ci tramanda infatti che esso era
anticamente un rifugio per i pellegrini e ció é probabile,
visti le vicende esposte a riguardo della Via
del Sale.
I primi documenti che trattano di un edificio religioso nel paese
risalgono al XVII secolo: nel 1600 infatti Vobbia cominció
ad ingrandirsi e si rese necessaria la costruzione di un luogo di
culto piú spazioso.
Nel 1631 esso esisteva giá poiché in quell'anno Gerolamo
Rosso di Torre donó alla cappella un bosco che ancor oggi
si chiama "Pian del prete", mentre il 21 agosto del 1632,
vari capifamiglia si impegnarono a versare una somma di denaro per
ricompensare il sacerdote che sarebbe venuto a celebrarvi la Messa,
evitando ai fedeli di scarpinare fino alla chiesa di Noceto, primitiva
sede parrocchiale. La cappella inizialmente fu dedicata all'Angelo
Custode.
Nel 1645 un ignoto pittore affrescó ai lati dell'altare le
figure dei quattro evangelisti: esse sono un documento storico preziosissimo.
Infatti
sullo sfondo ai piedi di San Marco, si ammira la piú antica
rappresentazione esistente del Castello
della Pietra (visto da chi giunge da Isola), mentre ai piedi
di San Giovanni é rappresentata probabilmente la Torre del
Poggetto.
Nel 1647 l'Oratorio fu visitato dal Cardinale Durazzo, che lo nominò
con il titolo di Nostra Signora delle Grazie mentre nel 1697 la
sede parrocchiale fu trasferita da Noceto a Vobbia nella piccola
cappella. Contemporaneamente, si iniziò la costruzione della
nuova, grande, chiesa e l'oratorio fu ampliato per accogliere i
numerosi fedeli che vi accedevano (nel 1696 Vobbia contava 29 "fuochi").
Sulla traslazione della sede parrocchiale ad opera di don G.B. Beroldo,
fiorirono in seguito diverse storie e leggende, naturalmente tutte
improntate di un acceso campanilismo.
Nel 1701 fu fondata la "Confraternita della SS.ma Trinitá
e N.S. della Mercede" che cambiò e rese particolarissima
la storia dell'Oratorio.
Sulle caratteristiche della costruzione possiamo ancora dire che
la balaustra é fatta di stucchi (purtroppo danneggiati dai
soldati tedeschi nel 1944), mentre l'altare, barocco a conchiglia,
porta la data del 1725. L'edificio presenta un impianto allungato
ad una sola navata con entrata laterale, campaniletto e abside finale.
Sulle pareti dello stesso gli affreschi, risalenti probabilmente
al 1741, rappresentano i due fondatori dell'Ordine dei Trinitari.
Per la sua particolare storia l'Oratorio di Vobbia é stato
scelto per ospitare una sezione del Museo Storico a tappe dell'Alta
Valle Scrivia e questa destinazione (unitamente a all'utilizzo liturgico),
ha permesso di iniziare a partire dal 1997 i lavori di restauro
dell'edificio e delle preziose testimonianze del sodalizio vobbiese,
ancora vitale grazie alla devozione e all'impegno di molte persone.
Attualmente,
come dicevamo, l'oratorio é la sede della Confraternita della
SS.ma Trinitá e Nostra Signora della Mercede, dedita anticamente
al riscatto degli schiavi caduti nelle mani degli "infedeli".
Ma come mai a Vobbia, lontana dal mare e dalle scorrerie costiere
dei pirati, fu fondata una confraternita con questo scopo? Le ipotesi
sono diverse. Forse un vobbiese che si trovava in riviera fu catturato,
facendo nascere nei compaesani lo stimolo per la raccolta dei fondi
per la sua liberazione, ma nessun documento sostiene questa tesi.
Forse la Confraternita fu fondata in relazione alla Via del Sale,
in quanto le congreghe trinitarie ebbero un rapido sviluppo proprio
lungo le strade che collegavano le coste all'entroterra.
Forse "una patente" che autorizzava alla raccolta delle
elemosine per gli schiavi, arrivó a Vobbia con qualche mendicante
o con il parente di un prigioniero. Forse... Non ci é dato
conoscere la risposta a questo interrogativo, ma quello di Vobbia
non é l'unico caso di questo tipo nell'Appennino Ligure.
Per capire l'importanza di questa istituzione é necessario
fare un passo indietro nel tempo per sapere chi erano e chi sono
tutt'ora i Padri Trinitari.
La congregazione fu fondata nel 1198 in Francia, vicino a Parigi,
da S. Giovanni di Matha e da S. Felice di Valois con lo scopo di
riscattare i cristiani fatti schiavi dai Turchi.
E' noto che, prima i Saraceni, poi Turchi e magrebini, assalivano
le navi cristiane e compivano scorrerie nei paesi costieri, non
solo per derubare o razziare quanto potevano, ma soprattutto per
catturare giovani e uomini da rivendere nei "mercati"
dell'Africa settentrionale o dell'Oriente. Proprio Giovanni di Matha
si recó personalmente a Tunisi per confortare i cristiani
imprigionati e per liberarne un buon numero.
Un documento del 1705, diffuso dal "Magistrato per il Riscatto
degli Schiavi" (istituito a Genova nel 1597) e conservato nell'oratorio,
riporta un elenco di cristiani caduti in mano dei Turchi ad Algeri,
Tunisi, Scio, Smirne, Rodi, Negroponte, Costantinopoli, Tripoli,
Marocco e Salé.
Sono tutte persone di Genova, di paesi rivieraschi o della Corsica,
allora possedimento genovese. Vicino a molti nomi c'é una
postilla scritta a mano: "riscattato"; vicino ad altri
"rinnegato"; per uno il segno di croce indica la morte
in schiavitú. In un libretto stampato nel 1694, si legge
fra l'altro:
"Si potrebbe dire quello che patiscono i nostri fratelli cristiani
sotto le mani dei Turchi? La ragione é che le pene dei poveri
cristiani sono esacerbate da molteplici pensieri e talora dalla
disperazione resa insopportabile; se non muoiono disperati é
per la speranza che hanno in Dio di dover essere dai fratelli cristiani,
quasi novelli Mosé, o liberati o comprati".
Lo stesso libretto riporta un elenco risalente al 1688 di schiavi
riscattati, il corrispettivo prezzo pagato e gli anni di schiavitù
patiti: uno fu liberato dopo ben cinquantadue anni di prigionia!
L'interessamento dei vobbiesi per gli sfortunati cristiani era tanto
piú meritevole quando si pensi alla durezza della vita e
alla miseria in cui versava la quasi totalità della popolazione.
Le offerte che si ricavavano nell'oratorio, o almeno una parte,
venivano inviate alla chiesa di S. Benedetto al Porto in Genova,
dove era la sede principale dei Trinitari genovesi; la somma inviata
era di circa trenta lire annue: una cifra enorme per quel tempo.
Nelle osterie vobbiesi era poi posto il "bussolo del riscatto",
dove gli avventori potevano deporre la loro offerta e l'oratorio
riceveva inoltre legati e testamenti per lo stesso scopo.
Gli invii di denaro cessarono nel 1796 poiché esisteva "il
forte e prudente dubbio che per le critiche circostanze dei tempi
e dei bisogni di quei Padri (Trinitari - n.d.a.) si rivolgessero
(le offerte - n.d.a.) in altro uso. ".
Ma la Confraternita faceva pure elemosina ai pellegrini di passaggio,
sosteneva la popolazione locale, aiutava i confratelli che versavano
in particolari condizioni di povertà funzionando come una
sorta di cooperativa assistenziale e svolgeva una funzione di diffusione
della fede. Naturalmente esisteva una regola, quella scritta da
S. Carlo Borromeo, che dettava diritti e doveri in tutte le circostanze
e alla quale dovevano obbedire gli iscritti: in fondo all'oratorio
vi é infatti la "tavoletta", un singolare metodo
per annotare le mancanze con un sistema di piccoli cavicchi messi
vicino ad ogni nome.
I confratelli partecipavano inoltre alla vita della parrocchia nelle
feste e nelle occasioni piú importanti: la distribuzione
del pane benedetto il giovedì Santo era un momento saliente
di caritá, perché contribuiva ad alleviare la fame
e la miseria di molte famiglie. Lo stendardo della Confraternita
rappresenta la SS.ma Trinità ai cui piedi stanno due confratelli
che spezzano le catene della schiavitù, la divisa é
una cappa bianca con una croce patente rossa e azzurra posta sul
petto dalla parte destra. Il significato dei tre colori sarebbe
questo:
'7l bianco che non si tinge ma nasce da sé bianco rappresenta
la Prima Persona della Trinità, il Padre; il ceruleo significa
la Seconda Persona, il Figlio; il rosso, colore di fuoco, é
simbolo dello Spirito Santo che comparve il giorno della Pentecoste
informa di fuoco. Di modo che questi tre colori informa di Croce
ci rappresentano i misteri della SS.ma Trinità e della nostra
Redenzione".
I confratelli, alla loro morte in paese venivano seppelliti con
"la cappa", le consorelle
con "l'abito", cioè uno scapolare con la croce.
Quando gli emigranti partivano per l'America portavano con sé
la divisa e spesse volte i loro figli e nipoti, venuti a conoscere
lo stemma dell'oratorio, hanno avuto la spiegazione di quello strano
oggetto conservato gelosamente dai vecchi e ritrovato nelle loro
case. Nell'Ottobre 2000 vi sono state le celebrazioni per i 300
anni di fondazione della Confraternita con l'intervento di S.E.
Mons. Luigi Bettazzi, vescovo emerito d'Ivrea. Priore attuale é
il sig. Grandi Dalmazio.
|
|