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Breve storia della posta a Vobbia
Nel
giugno 1905 Rosetta Pessino in Pagano, maestra a Noceto, apre l'ufficio
postale appena due anni dopo da che Vobbia é stata fatta
comune indipendente staccandola da Croce. E' il primo servizio pubblico
del nuovo Comune.
Vari sono i suoi collaboratori: il procaccia che deve andare a ritirare
la posta ogni giorno a Croce, naturalmente a piedi, é G.B.
Ratto (Cio) al quale succederà poi il figlio Celestino (Celle).
Cominciano da allora due famiglie di "figli d'arte": quella
degli ufficiali postali e quella dei postini.
Il primo postino é una donna, Maria Pechino in Trucco, la
Main; a lei succederanno poi i figli Agnese e Giorgio e poi Valerio
Imperiale con la moglie Elma Pruzzo.
La pronipote della Main Wilma Imperiale oggi é direttrice
dell'Ufficio Postale di Busalla.
Le prime due generazioni di postini avevano il compito di recapitare
la posta e, naturalmente di ritirare quella in partenza, in tutte
le frazioni del Comune. Mancavano le strade e il percorso veniva
fatto sempre a piedi. Solo in un secondo tempo, dopo la guerra fu
aggiunto un altro postino: Ilario Callegari di Vallenzona che ebbe
poi come aiuto Armando Tabacco.
Nell'Ufficio Postale alla Rosetta Pessino succederanno poi la figlia
Dina e la nuora Maria Melofiro e poi una nipote Lidia Pruzzo. Un'altra
nipote, Paola Pagano é direttrice di un Ufficio Postale a
Genova.
Negli anni trenta nell'ufficio postale fu installato il primo telefono
pubblico, unico in tutto il comune e qualche anno dopo il telegrafo.
La posta arrivò da Croce tramite il procaccia fino alla fine
del 1935, poi, essendo stata aperta la strada Vobbia-Isola del Cantone
ed essendovi un servizio di corriere, dal 1936 arrivò da
Isola. Questo fino agli anni cruciali della guerra.
Nel 1944-45 la posta arrivò di nuovo da Croce dove arrivava
da Busalla con un cavallo essendo state soppresse le corriere.
Il procaccia fu allora uno sfollato, Delio Vernazzano che si era
rifugiato a Vobbia per sfuggire alla precettazione tedesca per cui
sarebbe dovuto andare a lavorare in Germania.
Gli fu procurato dal Comune un lasciapassare tedesco. Egli ogni
giorno, a piedi, attraverso i boschi, si recava a Croce, recapitando
la posta in partenza e ritirando quella in arrivo. A Croce ritirava
pure le medicine in farmacia per chi gliele ordinava.
Una volta al mese ritirava pure una cassetta di medicinali destinata
ai partigiani. Alla faccia dl tutti i tedeschi e le brigate nere
che incontrava.
Adesso le cose sono completamente cambiate: ufficiali postali e
postini non sono piú vobbiesi ma vengono da fuori.
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